Il mercato globale dei pistacchi sta attraversando una fase decisamente complicata: se da un lato infatti ci sono le problematiche climatiche e le tensioni geopolitiche del conflitto in corso Iran, esportatore di circa il 18% della produzione mondiale, dall’altra il principale nemico della stabilità dell’oro verde è il Dubai Chocolate, fenomeno mediatico virale la cui notorietà non sembra affievolirsi, anzi, si è ormai allargata una gamma sempre più estesa di prodotti dolciari, dai gelati ai grandi lievitati. Cosa c’è quindi da aspettarsi dal futuro della frutta a guscio più amata?
La crisi del pistacchio

Questa crescita della domanda ha avuto un impatto significativo sui prezzi, che sono aumentati di un terzo lo scorso anno. Nick Moss, esperto del settore presso la società di analisi Expana, spiega che la domanda “è stata davvero forte negli ultimi anni, e il cioccolato di Dubai, insieme ad altre innovazioni di prodotto e sforzi di marketing, ha giocato un ruolo importante nel guidare questa crescita”. Nonostante l’evidente pressione sul mercato, gli esperti preferiscono la prudenza, e non parlare ancora di una carenza effettiva di prodotto: “Esiterei a definirla una carenza definitiva. I contatti del settore con cui parlo la descrivono più come una situazione di offerta ristretta o cauta”.
Sul fronte dell’offerta, la situazione è resa più complessa dal conflitto in Iran, che è il secondo produttore mondiale di pistacchi dopo gli Stati Uniti: l’Iran stava già affrontando limitazioni commerciali e problemi interni prima dell’inasprimento del conflitto militare a fine febbraio, la guerra ha quindi aggravato soprattutto le sfide logistiche; il prodotto continua a muoversi attraverso rotte terrestri, ma in volumi ridotti e con tempi più lunghi.
I problemi produttivi in Iran però sembrano legati più a questioni meteorologiche che al conflitto bellico: anche gli altri grandi produttori, come gli Stati Uniti e la Turchia, hanno registrato raccolti inferiori alle aspettative, e negli Stati Uniti, il calore estremo sta influenzando sia la dimensione che la qualità dei frutti, e in generale la riduzione dei rendimenti viene collegata agli effetti del cambiamento climatico.
Le prospettive per il futuro inducono gli operatori alla prudenza: per la stagione 2026-2027 si prevedono infatti raccolti ancora più scarsi sia negli Stati Uniti che in Iran. Moss osserva che “Le persone iniziano a innervosirsi guardando al futuro. Molti venditori statunitensi sono comunque cauti poiché i pistacchi sono ciclici e si aspettavano un anno negativo, ma gli attori del mercato riferiscono che la liquidità è stata molto scarsa da quando hanno iniziato a uscire le stime sui raccolti”.
I fronti su cui si sta giocando la partita sul mercato dei pistacchi sono quindi molteplici ma, se sul piano bellico e quello del cambiamento climatico i consumatori possono fare ben poco, almeno su quello della consapevolezza in fase di acquisto, qualcosa si può fare, e smetterla di lasciare che TikTok influenzi le nostre scelte alimentari sarebbe già un grande punto di partenza.
