di Chiara Cavalleris 14 Gennaio 2018

Calare le aragoste vive nell’acqua che bolle, pratica diffusa soprattutto nelle cucine dei ristoranti, non sarà più permesso. Parola di governo svizzero che intende così mettere fine alle sofferenze di aragoste e crostacei.

La legge sarà in vigore dal primo marzo, quando si dovrà passare a metodi meno crudeli, sono gli stessi politici a consigliare quali. La “distruzione meccanica” del cervello dell’aragosta, per esempio, o l’elettroshock, praticato tramite CrustaStun, un congegno che, usando la corrente elettrica, porta all’incoscienza l’aragosta in meno di tre secondi e alla morte certa in meno di dieci.

Un’eutanasia crostacea davvero esosa, visto il costo del CrostaStun, non esattamente alla portata (poco meno di 3.000 euro).

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La decisione di imporre il divieto da parte del governo svizzero prende le mosse da una ricerca della Queen’s University di Belfast, in Irlanda, che ha evidenziato come il sistema nervoso dell’aragosta sia sviluppato e quanto, di conseguenza, bollirla viva diventi un atto crudele.

Anche se non tutti gli esperti sentiti dal New York Times sull’argomento sono d’accordo.

Da una parte si schierano gli scettici, che non comprendono questa necessità di “umanizzare le aragoste”, perché convinti che i crostacei non abbiano avuto la possibilità di sviluppare i recettori del dolore, abituati come sono a essere ingoiati interi dai grandi predatori del mare.

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Dall’altra parte i socratici dell’aragosta, che pur studiando l’animale per professione, ammettono l’impossibilità di comprendere le sue sensazioni.

E persino Robert Elwood, il biologo irlandese responsabile della ricerca presa molto seriamente in Svizzera, non è sicuro al 100% del fatto che le aragoste provino dolore.

Intanto, nella Confederazione sarà vietato anche il trasporto e il mantenimento su giaccio o in acqua ghiacciata dei crostacei, che andrà effettuarlo soltanto “nel loro ambiente naturale”.

[Crediti | New York Times]