di Manuela 4 Novembre 2020
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A La Spezia diversi ristoratori stanno protestando: bar e locali sono stati multati e chiusi a causa di irregolarità nei dehors, nelle insegne e nelle tende esterne. Non bastano i danni economici provocati dal primo lockdown e da quelli causati da adesso in poi dai nuovi Dpcm, ora ci si mettono anche i controlli relativi a irregolarità inerenti gli esterni di questi locali.

Nicola Carozza, responsabili delle categorie di Confartigianato La Spezia, ha spiegato che il Comune sta effettuando proprio in questi giorni delle verifiche relative alle autorizzazioni di occupazione del suolo pubblico di dehors, tende, insegne e fioriere. A seguito di tali controlli, alcuni operatori del centro storico sono stati multati e costretti a chiudere.

Carozza parla di una situazione vergognosa e si augura che l’assessore alle Attività produttive faccia in modo di annullare tali verbali almeno là dove non siano inerenti problemi igienico-sanitari o di sicurezza sul lavoro.

Carozza è ben conscio del fatto che le autorizzazioni hanno validità triennale, ma a causa della situazione drammatica collegata all’epidemia da Coronavirus e delle restrizioni dei Dpcm, chiede che tali controlli vengano gestiti tenendo conto anche della particolarità del momento. Multare o chiudere un locale in fase di pandemia non per un mancato rispetto delle norme anti Coronavirus o per una carenza igienico-sanitaria, bensì per via dell’insegna o del tendone esterno vuol dire fare cassa sulla pelle ci artigiani e commercianti.

Uno dei commercianti multati è Franco Stuttgard, il titolare del bar Jolly, storico locale del centro. Per lui doppia sanzione: la prima è di 431 euro a causa dell’insegna sprovvista delle necessarie autorizzazioni. La seconda è relativa a occupazione del suolo pubblico senza autorizzazione per cinque tende a braccio poste sopra la vetrina e annessi faretti di illuminazione. A causa di questa seconda sanzione dovrà non solo togliere tende e faretti, ma anche pagare altri 173 euro e chiudere per minimo 5 giorni.

Il titolare ha spiegato che quando ha aperto non bisognava chiedere permessi, per questo non si è mai attivato. Ammette che può aver sbagliato, ma precisa anche che quando ha provato a contattare gli uffici competenti per mettersi in regola, molti li ha trovati chiusi a causa dell’epidemia da Covid-19. E adesso non può permettersi né di pagare 500 euro né di chiudere: arriva da un periodo di recessione e se solo qualcuno lo avesse avvisato prima anche in via informale, lui si sarebbe attivato per mettersi in regola.

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