L’accordo tra Stati Uniti e Iran farà abbassare i prezzi degli alimentari?

La pace tra Washington e Teheran è finalmente stata siglata, ma gli effetti positivi sul carrello della spesa potrebbero non essere immediati.

L’accordo tra Stati Uniti e Iran farà abbassare i prezzi degli alimentari?

Tra un festeggiamento per il compleanno di Donald Trump e un incontro di arti marziali miste alla Casa Bianca è stato sottoscritto l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e l’Iran, evento che segna una svolta nel conflitto e prevede finalmente la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio commerciale cruciale per il commercio mondiale di petrolio e fertilizzanti. La firma formale dell’intesa è programmata per venerdì in Svizzera, ma nonostante l’ottimismo per la fine delle ostilità, gli esperti del settore alimentare avvertono che l’impatto sui prezzi al consumo non sarà immediato né necessariamente drastico.

Effetti positivi, ma non immediati

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Stephen Butler, CCO e co-fondatore della piattaforma di previsione delle materie prime alimentari ChAI intervistato da Beverage Dailiy, suggerisce che i prezzi “potrebbero non necessariamente salire rispetto a dove si trovano ora, ma non si vedrà un grande calo”. Una cautela è dovuta a diversi fattori strutturali della catena di approvvigionamento: molti produttori alimentari operano infatti con contratti a lungo termine che bloccano i prezzi per un periodo che va dai sei ai dodici mesi, impedendo che i cambiamenti del mercato si riflettano rapidamente sugli scaffali dei rivenditori.

Un altro elemento determinante riguarda i fertilizzanti. Sebbene la riapertura dello Stretto di Hormuz ne faciliti il trasporto, Butler sottolinea che questo potrebbe influenzare positivamente i raccolti del prossimo anno, ma per l’annata agraria in corso è ormai troppo tardi per fare la differenza. Inoltre, mentre il prezzo del petrolio è in calo, il mercato del gas naturale rimane sotto pressione a causa dei danni alle infrastrutture causati dagli attacchi dei droni durante le fasi iniziali della guerra: la loro riparazione potrebbe richiedere anni, mantenendo elevati i costi energetici per l’industria alimentare.

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Qualche segnale positivo però può essere colto in alcuni segmenti specifici: ll calo del prezzo del petrolio greggio sta riducendo la domanda di oli vegetali, come l’olio di palma e di soia, precedentemente utilizzati come biocarburanti per compensare la carenza di petrolio durante il conflitto, e anche il settore degli imballaggi plastici sta beneficiando della situazione. Butler osserva che “i prezzi della plastica e degli imballaggi avranno maggiori probabilità di scendere più velocemente rispetto ai prezzi degli ingredienti alimentari”. Questo accade perché, con la discesa dei costi del petrolio, il settore chimico può incrementare la produzione di materie plastiche, superando la mentalità di accaparramento che aveva caratterizzato le fasi iniziali della guerra.

Chi abbia vinto questa guerra -se di vittoria si può trattare- è ancora tutto da stabilire, quel che è certo è che il settore alimentare, sebbene l’accordo di pace rappresenti un passo fondamentale, dovrà affrontare le conseguenze dei danni a lungo termine alle infrastrutture energetiche: potrebbero passare diversi mesi prima che i consumatori vedano i benefici reali di questo cambiamento nei loro carrelli della spesa.