Quando l’enogastronomia era fatta ancora di mecche sacre e diktat alimentari, le fettuccine Alfredo erano una specie di barzelletta: un piatto che negli Stati Uniti considerano profondamente italiano e di cui gli italiani non hanno mai sentito parlare, e, qualora ne sentissero parlare, rabbrividirebbero.
Per chi non lo sapesse ancora, le fettuccine Alfredo sono un piatto di fettuccine all’uovo condito con burro e Parmigiano Reggiano, che vengono amalgamati con l’acqua di cottura fino a formare una crema. Insomma, una pasta al burro di quelle che ci preparava la mamma quando non volevamo il ragù, che è stata spettacolarizzata all’inizio del Novecento con una mantecatura realizzata direttamente al tavolo da un ristoratore romano che la sapeva lunga, Alfredo Di Lelio, nel suo ristorante in Piazza Rosa a Roma.
Il piatto, nello storytelling enogastronomico, sarebbe nato non per venire incontro ai gusti dei turisti, ma per aiutare la moglie di Alfredo, Ines, a riprendere le forze dopo il parto. La vera fortuna internazionale delle fettuccine Alfredo è però legata agli Stati Uniti, e in particolare a due turisti piuttosto particolari: gli attori del cinema muto Douglas Fairbanks e Mary Pickford, che le assaggiarono durante un viaggio a Roma negli anni Venti. Secondo la tradizione, ne rimasero talmente entusiasti da regalare ad Alfredo una coppia di posate d’oro con una dedica. La loro notorietà contribuì a far conoscere il piatto negli Stati Uniti, dove sarebbe diventato uno dei simboli della cucina italiana. Negli Stati Uniti, negli anni, la ricetta, come sempre accade, ha preso tutt’altra strada: alla salsa Alfredo viene aggiunta quasi sempre la panna, spesso anche l’aglio, e non è raro trovare le fettuccine accompagnate da pollo, gamberi o altri ingredienti.
Oggi, invece, anno Domini 2026, il primo dicembre a Roma nasce una cosa che va sotto il nome di Accademia del Mantecatore, che inizierà proprio a insegnare, tra le altre cose, a preparare le fettuccine Alfredo. L’iniziativa è promossa da Mario Mozzetti, titolare dello storico ristorante Alfredo alla Scrofa, dove le fettuccine al burro sono state – ehm – inventate. Vale la pena ricordare che a Roma esiste anche Il Vero Alfredo, ristorante legato alla famiglia Di Lelio, che rivendica la continuità con la storia del fondatore. Alfredo alla Scrofa, invece, è il locale originario, ceduto da Di Lelio nel 1943 e ora guidato da Mozzetti.
Ci serviva l’Accademia del Mantecatore?
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La nascita dell’Accademia è sostenuta nientemeno che dal Consorzio del Parmigiano Reggiano ed è – ci sembra – un’abile operazione di marketing estero. Ha il patrocinio della NIAF (National Italian American Foundation), organizzazione che promuove il patrimonio culturale italiano negli Stati Uniti.
Il Consorzio del Parmigiano Reggiano non si limita solo alla partnership: accanto all’Accademia nascerà una Formaggeria, con corsi per diventare assaggiatori ufficiali di Parmigiano Reggiano e percorsi di degustazione dedicati alle diverse stagionature. Ci saranno inoltre un pastificio e una bottega per la vendita dei prodotti.
Il mercato statunitense è ancora molto importante per il Made in Italy, e gli ultimi mesi hanno dimostrato quanto sia necessario continuare a investire sulla promozione. Basti pensare a quello che è successo con la conserva di pomodoro: nei primi sette mesi del 2026 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno raggiunto 132 milioni di euro e 105 mila tonnellate, con una crescita rispettivamente dell’11,4% in valore e dell’11,8% in volume rispetto all’anno precedente. E questo nonostante i dazi. Una crescita che arriva dopo anni di campagne promozionali, comprese quelle finanziate dall’Unione europea, per spiegare ai consumatori americani il valore della conserva italiana.
Insomma bisogna continuare a spiegare perché i prodotti italiani dovrebbero essere preferiti alle tante imitazioni che nel frattempo sono nate sul mercato. E in questo senso l’Accademia del Mantecatore sembra inserirsi perfettamente nella strategia.
