Il settore alimentare italiano non se la sta passando affatto male sui mercati internazionale, vivendo un momento di buona espansione, ma si trova a dover affrontare una sfida interna che rischia di frenarne la corsa: una profonda carenza di manodopera qualificata.
Nonostante nel 2025 le esportazioni del food made in Italy abbiano registrato una crescita del 4,3%, le aziende faticano a reperire figure professionali essenziali: questi i dati emersi dal rapporto di Confartigianato, presentato alla Camera dei Deputati durante il convegno intitolato Intelligenza artigiana a tavola, che descrivono una situazione critica in cui, su 176.450 lavoratori richiesti lo scorso anno, ben 68.160 sono risultati difficili da trovare.
I numeri della mancanza di professionisti, regione per regione

La difficoltà di reperimento del personale colpisce in modo trasversale diverse regioni italiane, con punte massime in Emilia Romagna, dove mancano 8.910 figure su 21.660 ingressi previsti. Seguono la Campania con un fabbisogno insoddisfatto di 8.560 unità, la Lombardia con 7.640, il Veneto con 7.520 e la Puglia con 6.980 lavoratori mancanti. Anche in Piemonte, Valle d’Aosta e Sicilia la ricerca di personale qualificato si scontra con una scarsa offerta di professionisti pronti a entrare nel settore.
Ad essere particolarmente colpite sono le professioni simbolo dell’artigianato gastronomico nazionale. Pastai, panettieri, pasticcieri e gelatai rappresentano le categorie più cercate ma meno disponibili sul mercato: il 56% delle 28.610 figure richieste in questi ambiti è rimasto senza risposta. Nello specifico, la situazione è ancora più marcata per panettieri e pastai, per i quali il tasso di irreperibilità raggiunge il 67,6%.
Cristiano Gaggion, presidente di Confartigianato Alimentazione, ha commentato con preoccupazione questi dati sottolineando la vitalità del comparto: “Il settore alimentare continua a dimostrare grande vitalità. In Italia operano 64.365 imprese artigiane nei settori dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione con 248.672 addetti e rappresentano uno dei principali punti di forza del food italiano, grazie alla capacità di unire tradizione, qualità delle materie prime e innovazione. Ma la carenza di competenze professionali rappresenta una minaccia per le nostre attività. Panettieri, pastai, pasticceri e gelatai sono figure fondamentali per continuare a garantire l’eccellenza del made in Italy alimentare”.
Secondo Gaggion, il successo italiano si basa su un equilibrio unico tra mercati globali e radici locali: “Questi dati confermano come il sistema agroalimentare italiano, grazie all’eccellenza e alla biodiversità produttiva espressa dalle imprese artigiane del settore, rappresenti un modello di economia “glocal”, capace di crescere sui mercati internazionali senza perdere il legame con i territori e con le tradizioni produttive che rendono il made in Italy unico al mondo”.
Per far fronte alla crisi del personale, si auspicano nuovi interventi: “Servono politiche che valorizzino questi mestieri perché offrono opportunità di lavoro concrete e prospettive di crescita, oltre a custodire un patrimonio di competenze che rappresenta una parte essenziale dell’identità produttiva e culturale dell’Italia”.
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha individuato nel legame tra istruzione e mondo produttivo la chiave per risolvere il problema: “La crescita del food made in Italy dimostra la forza delle nostre imprese, ma senza competenze adeguate diventa difficile sostenere questo sviluppo. Occorre rafforzare il collegamento tra scuola e imprese e investire con decisione nella formazione professionale per valorizzare i mestieri dell’artigianato alimentare”.
Durante il convegno è intervenuta anche l’onorevole Arianna Lazzarini, componente della Commissione Lavoro della Camera, che ha ribadito la necessità di proteggere il settore: “L’artigianato alimentare è uno dei pilastri del Made in Italy e un patrimonio economico, sociale e culturale che va difeso con determinazione”. Lazzarini ha inoltre evidenziato come la difesa dell’autenticità delle produzioni sia strettamente legata alla sfida del ricambio generazionale. Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha partecipato alla discussione definendo la cucina italiana come “un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale” e sottolineando il ruolo centrale degli artigiani nel preservare tradizioni e ricette storiche.
Un elemento di speranza arriva dai consumatori, che mostrano un interesse crescente per la qualità e la sostenibilità: il rapporto evidenzia che 12,3 milioni di italiani, circa il 23,5% della popolazione sopra i 14 anni, scelgono prodotti a chilometro zero, con una tendenza particolarmente forte nel Mezzogiorno. Inoltre, il 14,1% dei cittadini è orientato verso il biologico. Una ritrovata consapevolezza da parte del pubblico quindi, fondamentale per valorizzare un patrimonio tutto italiano fatto di 330 prodotti DOP, IGP e STG e 530 vini a denominazione o indicazione protetta che però, come ricordato dai vertici di Confartigianato, rischia di non essere sufficiente se non si troverà una soluzione alla mancanza di manodopera e competenze in laboratorio.


