Nel cuore dell’estate 2026, l’economia italiana sembra trovarsi in una fase di delicata transizione, ospesa tra piccoli segnali di sollievo e l’ombra di incertezze che arrivano sia dai confini nazionali che dagli scenari geopolitici globali. Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat infatti, il mese di luglio ha portato con sé l’attesa notizia di un rallentamento della corsa dei prezzi: l’inflazione, misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), è scesa al 2,8% su base annua, segnando un calo rispetto al 3,0% registrato nel mese precedente.
Un po’ di fiducia, ma resta la prudenza
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Questo movimento verso il basso è stato guidato principalmente da un rallentamento dei prezzi degli alimentari non lavorati e degli energetici non regolamentati, come i carburanti, anche se la discesa non è stata uniforme. Se da un lato alcuni beni hanno concesso una tregua, dall’altro si è assistito a una decisa accelerazione degli energetici regolamentati, che sono balzati da un incremento del 9,2% a uno del 14,9%.
Parallelamente alla frenata dei prezzi, si è registrato un fenomeno inatteso: un aumento della fiducia, e sia i cittadini che le imprese sembrano aver ritrovato un pizzico di ottimismo. Il clima di fiducia dei consumatori è salito a 94,2, mentre l’indicatore composito per le imprese ha raggiunto quota 95,6. L’istituto di statistica ha osservato che per le famiglie quasi tutte le variabili mostrano un segno positivo, “ad eccezione dei giudizi sulla situazione economica familiare, il cui saldo subisce un decremento marginale, e delle opinioni sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale”.
Nonostante questi numeri incoraggianti, il clima generale resta decisamente prudente, con le associazioni dei consumatori che guardano ai dati con sospetto, temendo che il calo dell’inflazione sia solo un “fuoco di paglia” destinato a spegnersi con l’arrivo dell’autunno, e a pesare sulle prospettive future sono soprattutto le tensioni internazionali, in particolare la ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran che ha già iniziato a influenzare i prezzi dell’energia e dei carburanti nella seconda metà di luglio.
Anche il mondo del commercio resta vigile: Confcommercio ha infatti commentato che il dato sull’inflazione “mostra ancora una situazione sotto controllo” ma ha aggiunto che “qualche preoccupazione c’è per la ripresa autunnale”. Di tenore simile le dichiarazioni di Confesercenti, secondo cui i dati su Pil, fiducia e inflazione “rappresentano tre buoni indizi per affermare che le prospettive di crescita potrebbero essere migliori delle previsioni, anche se rimangono variabili di incertezza”.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il divario territoriale e il futuro degli investimenti legati al Pnrr. Mentre per il 2026 si prevede che il Mezzogiorno possa ancora crescere più del resto del Paese, le proiezioni dello Svimez per il 2027 sono meno rosee. L’associazione prevede un rallentamento della crescita al Sud perché “il motivo principale, spiega, è il progressivo venir meno delle misure Pnrr, che farà perdere slancio”.
Mentre il carrello della spesa resta stabile a un +1,3% annuo e l’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al 2,7%, l’Italia si prepara dunque ad affrontare i mesi a venire con una fiducia rinnovata ma consapevole che la stabilità raggiunta è ancora fragile e soggetta a venti contrari che soffiano da lontano.

