La questione degli imballaggi, del riciclo e del minore utilizzo della plastica è certamente una sfida del nostro tempo, e meno male che c’è l’Europa che la porta avanti seriamente. Ed è ovvio che non vi sta simpatica l’Europa, che impone regole e cambiamenti che spesso sono difficili e onerosi e complicati da mettere in atto, ma la verità è che bisogna fare i conti con la contemporaneità e con il tema dell’ambiente, e anche adottare delle contromisure efficaci, pure se non ci piacciono.
Così, è certo che non sarà facile e non sarà immediato il nuovo regolamento – pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GUUE) il 22 gennaio scorso sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, ma è indubbio che sia un passo avanti contro lo spreco e l’inquinamento, così come tutte le iniziative previste dal “Piano di azione per l’economia circolare per un’Europa più pulita e competitiva”.
All’interno del regolamento ci sono anche delle norme che potrebbero cambiare in maniera radicale le nostre abitudini, permettendoci – ad esempio – di portare via il cibo d’asporto dai locali in contenitori portati da casa. Strano, in effetti, in un Paese in cui non ha mai funzionato nemmeno la doggy bag. Ma chissà, magari potrebbe essere un nuovo modo per riutilizzare quel miliardo di Tupperware chiusi nel cassetto (sempre che si riescano a trovare i coperchi corrispondenti, è ovvio).
Cosa prevede il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi
Il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio punta a ridurre drasticamente la produzione di rifiuti, promuovere il riciclo e incentivare il riutilizzo degli imballaggi. Un progetto che ha una necessità evidente, se si considera che, secondo i dati UE, il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzate nell’Unione sono destinate proprio per il packaging, che rappresenta poi, una volta utilizzato, una quota enorme di rifiuti solidi urbani, pari a circa il 36% del totlae.
Il regolamento – entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e direttamente applicabile negli Stati Membri a partire dal 12 agosto 2026, seppur con scadenze graduali – prevede il raggiungimento di una serie di obiettivi, come la riduzione del peso e volume degli imballaggi, con obiettivi di riduzione del 5% entro il 2030, 10% nel 2035 e 15% nel 2040, oppure l’obbligo di riciclabilità per tutti gli imballaggi entro il 2030.
L’obbligo di ricarica per gli esercizi commerciali

I cambiamenti in vista riguardano naturalmente anche l’intero settore di alimenti e bevande, compresi i pubblici esercizi, soprattutto per quanto concerne l’asporto.
A partire dal 12 febbraio 2027, infatti, sarà obbligatorio garantire ai consumatori la possibilità di portare il proprio contenitore da riempire, sia per le bevande che per gli alimenti. E sarà vietato applicare condizioni svantaggiose a chi riutilizza un contenitore.
Se, per esempio, prendo una birra d’asporto, il gestore del locale sarà obbligato a riempirmi il bicchiere che già avevo, senza applicarmi nessuna condizione diversa. Anzi, dovrà anche informarmi, “mediante pannelli informativi o segnaletici chiaramente visibili e leggibili”, del mio diritto di farlo.
Chiaramente la ricarica dei contenitori dovrà sottostare ad alcune regole e dunque no, non potrete davvero portarvi i Tupperware da casa, o almeno, non in qualsiasi situazione. Il ristoratore potrebbe infatti rifiutare contenitori non conformi o non igienici, e comunque non sarà ovviamente responsabile per problemi di igiene o sicurezza derivanti dall’uso di contenitori forniti dal cliente. Questo però, chiaramente, complica le cose: come si farà a stabilire, per esempio, se l’eventuale alterazione di un prodotto d’asporto è dovuta all’utilizzo di un contenitore non idoneo? Insomma, le sfaccettature all’orizzonte possono essere diverse e non di facilissima soluzione.
Sarà comunque il ristoratore, o l’operatore commerciale, a comunicare ai clienti quali sono i tipi di contenitori che possono essere utilizzati per acquistare i prodotti, le norme igieniche per la ricarica e, non in ultimo, la responsabilità dell’utilizzatore finale in relazione alla salute e alla sicurezza per quanto riguarda l’uso dei contenitori.
Dal 12 febbraio 2028, poi, i pubblici esercizi avranno anche l’obbligo di offrire imballaggi riutilizzabili per l’asporto, senza differenze economiche o pratiche sfavorevoli per i clienti. Successivamente, a decorrere dal 2030 i distributori finali si adopereranno per offrire il 10% dei prodotti in vendita in un formato di imballaggio riutilizzabile.

