L’ultima frontiera dei robot in cucina è inquietante

Figure 01 è in grado di riconoscere il cibo e di mettere a posto i piatti, ma la cosa più affascinante (o inquietante?) è il modo in cui si esprime: pause, tentennamenti, intoppi tipici di un essere umano che pensa a voce alta.

L’ultima frontiera dei robot in cucina è inquietante

Spesso e volentieri quando si parla di “robot in cucina” si intendono ingombranti bracci meccanici, non del tutto dissimili a quelli già ampiamente in suo nelle fabbriche automatizzate, in grado di friggere patatine e preparare hamburger meglio di qualsiasi patetico essere umano; una supremazia cibernetica che minaccia anche e soprattutto chi, per sbarcare il lunario, si occupa per l’appunto di friggere patatine e preparare hamburger, ma che vergognosamente necessita di tempo per andare in bagno, di qualche ora riposo, e chiede la domenica libera per andare alla comunione del nipote (i robot, vedete, tendono a non avere nipoti).

In questo scontatissimo derby tra macchine epiche e uomini normalissimi siamo finora riusciti a risparmiarci, con qualche dovuta eccezione, il fenomeno dell’uncanny valley, o “valle perturbante” – una sorta di inquietante distorsione cognitiva ipotizzata per la prima volta negli anni ’70 dallo studioso giapponese Masahiro Mori, che descrive come al crescere della somiglianza tra l’uomo e l’essere umano, tanto nell’aspetto quanto nella capacità di interazione, la nostra reazione sia di empatia e familiarità fino a un punto di estremo realismo, quando di fatto si trasforma in inquietata repulsione. Ecco, la parola chiave è “finora”.

Riconosce il cibo, mette a posto i piatti e tentenna nel parlare: è un robot o una marionetta?

intelligenza artificiale

Il nostro protagonista si chiama Figure 01, ed è un robot “da cucina” (ma guai a chiamarlo elettrodomestico) umanoide in grado di identificare il cibo, mettere a posto i piatti e parlare. Fin qui nulla di esagerato, converrete con noi: vero, Figure 01 ha una forma che ricalca evidentemente quella dell’essere umano, ma si tratta chiaramente di un robot e questo, in teoria, dovrebbe squalificarlo dall’effetto dell’uncanny valley.

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Quello che lo separa nettamente dai suoi “colleghi” è la voce – non la capacità di ascoltare e parlare, badate bene, che quella ormai con Alexa e simili è già stata ampiamente sdoganata, ma proprio la voce: il timbro, ma soprattutto le pause e i tentennamenti che ricordano quelli di un normale essere umano.

In un breve video pubblicato dalla stessa azienda produttrice vediamo Figure 01 interrogato da un essere umano, che gli chiede “un qualcosa da mangiare”. Il robot riconosce la mela e gliela passa, e il nostro “intervistatore” chiede dunque per quale motivo ha deciso di consegnare la mela tra le opzioni a sua disposizione.

La risposta di Figure 01 è logica, naturalmente – “è l’unico alimento che potevo consegnarti” – ma soprattutto è colorata da pause, da quei “uh” che esprimiamo quando non ci vengono le parole, da quei piccoli intoppi di balbuzie che di tanto in tanto accompagnano i ragionamenti ad alta voce. Potete notarlo nel video qui sopra, intorno ai 40 secondi; e poi un po’ più avanti, a un minuto e 40. La sensazione, a essere franchi, è quella che ci sia un attore nascosto da un sipario che stia leggendo le risposte da un copione – e una parte di noi quasi lo preferirebbe.