Ma Lele Scandurra non poteva semplicemente scrivere all’influencer scroccone?

Un influencer scroccone va in pizzeria e mangia senza pagare, e la coda di polemiche ravviva la nostra estate noiosa.

Ma Lele Scandurra non poteva semplicemente scrivere all’influencer scroccone?

In un’estate straordinariamente povera di polemiche gastronomiche, arriva Lele Scandurra a salvarci dalla noia. Quindi grazie Lele, pizzaiolo catanese premio speciale per la sua pizzetta, per aiutarci a tornare alla realtà dopo la pausa di Ferragosto. Grazie a te, e grazie un po’ pure agli influencer scrocconi che da oggi non possono più entrare nel tuo locale, come spieghi con il cartello che hai apposto all’ingresso della pizzeria, e pure nelle interviste, e naturalmente anche in un contenuto social dedicato. Ci stavano dimenticando che la quotidianità delle news gastronomiche è fatta di cose così, di scontrini pazzi, scaramucce e dissing social. Per fortuna sei arrivato tu, e ci hai riportato con i piedi per terra.

Lele Scandurra e l’influencer scroccone

La food story virale di questo fine agosto è quella dell’influencer scroccone. Un influencer dal seguito grosso, specifica il pizzaiolo, di quelli iscritti all’AGCM. Un influencer a cui piace il pistacchio (qualche indizio va dato, su, altrimenti come ci divertiamo a tirare a indovinare?) e a cui piace mangiare la pizza gratis, evidentemente.

Perché l’influencer prima scrive al pizzaiolo, avvisandolo che va a trovarlo, e poi se ne va senza pagare. Questo, senza che a monte ci sia stato un accordo su una collaborazione – anche perché in quel caso dubitiamo sarebbero bastate una pizza o due per ripagare del contenuto. Semplicemente, lui arriva, mangia, saluta e se ne va, racconta Lele Scandurra.

 

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Il pizzaiolo specifica che non è che lui non sappia come va questo mondo. Lui stesso ha attivato diverse collaborazioni con influencer in passato. Quel che non gli va giù – comprensibilmente – è che l’influencer non abbia neanche fatto il gesto di pagare (il pizzaiolo tra l’altro aveva avvisato in cassa di riservagli uno sconto), ma abbia dato per scontato che la sua pizza sarebbe stata gratis. Dovuta, in un certo senso, visto che poi avrebbe pubblicato un contenuto pubblicitario/promozionale sulla pizzeria.

Il cartello era davvero necessario?

E come dar torto al pizzaiolo? Difficile, in effetti, di fronte a un atteggiamento che sembra odioso, e che, per come viene raccontato, mostra in effetti poco rispetto per il lavoro del pizzaiolo. Perché Lele lo sa, che probabilmente il contenuto promesso e forse a questo punto non più prodotto dall’influencer vale più delle due pizze offerte; ma è anche vero che se non c’è un accordo di nessun tipo l’influencer è un cliente qualunque, e come tale è tenuto a pagare – a meno che non sia il ristoratore a decidere di offrirgli la cena.

Quindi, insomma, in qualche modo lo sfogo ci sta indubbiamente. Anche perché, alla fine, le dinamiche social probabilmente stanno premiando più questa alzata di testa che l’ennesimo contenuto in cui si assaggia una pizza buonissima. Così, Lele non si ferma, e dopo il contenuto social in cui denuncia l’accaduto appiccica un cartello all’ingresso della sua pizzeria. “Qui gli Influencer non possono entrare”, dice, perché lì “si accettano persone e non personaggi”. Roba che manco li cani, e intendiamo letteralmente, visto che ormai gli animali domestici possono entrare un po’ in tutti i locali pubblici d’Italia, e presumiamo anche in quello di Scandurra. Ed è anche vero, obietterebbe lui, che nessun cane ha mai provato a scroccargli una pizza.

Una mossa orribile e discutibile da diversi punti di vista, quella del cartello (non crediamo sia necessario indicare quali), ma certamente instagrammabile, giusto per far capire che tutto si gioca sullo stesso campo.

Eppure, non riusciamo a non pensare a una cosa: ma alla fine, non bastava che Lele Scandurra richiamasse l’influencer dicendogliene quattro o chiedendogli cortesemente di tornare a pagare? Il numero, come dice lui stesso, ce l’aveva: e allora perché il contenuto social, la caccia al colpevole con gli indizi, il cartello? Ah, già: e poi noi di cosa avremmo parlato in questo noioso colpo di coda estivo?

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