Sarà capitato anche a voi di scrollare noiosamente su Instagram. Il tic del nostro tempo, quello che ci farà venire presto un pollice ipertrofico. E vi sarà anche capitato, se siete appassionati di food, di notare una tipologia di contenuto che invade sempre di più i nostri scoll annoiati: i dissing tra foodblogger. Ohibò, affermi. Aspetta un attimo che questi stanno a litiga’. Fammi vedere con chi ce l’ha, finalmente un po’ di brio, una sana e bella rissa social in piena regola a strapparmi dal torpore della quotidianità. D’altra parte, il voyerismo da litigio è antico come il mestiere più antico del mondo, tipo che siamo pressoché certi che già Platone e Aristotele stessero con l’orecchio attaccato al muro per sentire i vicini di casa che si scannavano tra loro. E poi, sinceramente, finalmente un contenuto diverso dal dire che è tutto bello tutto buono tutto pazzesco. Viva.
Oppure no?
Siamo noi l’oggetto dei dissing social
Se pensavate che l’oggetto di un dissing social fosse quel panino, o quella tipologia di cottura, o qualsiasi altra cosa, siete completamente fuori strada. La sensazione, infatti, è che l’oggetto dei dissing social siamo noi. Intesi non tanto come tema della diatriba, quanto come fine ultimo a cui tendere, monetizzando un nuovo tipo di contenuto, evidentemente più attrattivo della semplice video ricetta o dello smascellamento con smorfie di piacere accompagnato dal suono delle unghie che tamburellano sulle superfici.
Nulla di male, sia chiaro, basta essere coscienti che questo proliferare di gente del cibo che litiga sui social non è per nulla casuale, e nella maggior parte dei casi non è nemmeno sincero. Non state guardando davvero dal buco della serratura, state assistendo a uno spettacolo creato ad arte per darvi l’illusione di farlo.
Qualche esempio di food dissing social
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Il fenomeno va avanti da un po’, ed è per questo che sinceramente ne abbiamo le scatole stracolme. In origine furono i creator più critici, come Franchino er Criminale o Giulia Crossbow a finire nella morsa dei food dissing social. Lei in particolare finì nel tritacarne del botta e risposta alla Fedez & Tony Effe per aver recensito tiepidamente il nuovo panino lanciato dai suoi colleghi Dadda e Dose, che pure era pieno di recensioni positive sui social (molte delle quali, si venne a sapere con un articolo di Charlotte Matteini, a opera di creator rappresentati dall’agenzia partecipata da uno dei due). Eppure la verità è che al brand di panini appena nato fece probabilmente molta più pubblicità il clamore generato dal botta e risposta tra i due Youtuber imprenditori e Giulia Crossbow. Senza parlare di quelli fatti con CiccioGamer, che tempo fa è passato dai videogiochi al cibo, e ha fatto dei dissing la sua chiave di contenuto.
Non stiamo dicendo che tutti i food dissing social non siano reali, o siano costruiti a tavolino: non possiamo ovviamente saperlo. Stiamo dicendo che però quel tipo di contenuto, evidentemente, genera anche più engagement di altri, ed è inverosimile che nessuno nel mondo social se ne sia accorto. Chiaramente, qualcuno ci sta marciando sopra e, come per tutti i fenomeni social, questo fa sì che i food dissing si moltiplichino a dismisura, tutti uguali, uno dopo l’altro, eccheppalle.
Di più, ormai si va avanti a catena, in un gigantesco centipede umano in cui Guido Mori se la prende con Vittorio Gucci che se la prende con Guido Mori che se la prende con Ilario Vinciguerra, che se la prende con chiunque, che al mercato mio padre comprò. Che poi insomma, c’è chi è nato facendo questo e ne ha costruito un format (vedi Guido Mori, che da sempre smonta gli influencer) e chi invece ha preso questa strada più di recente, intuendo un trend in ascesa. Però, ecco, quasi quasi vi preferivamo quando ci sfrantumavate le ciliegie con la frutta realistica.
Poi magari, non ne dubitiamo, c’è gente che approfittando di questo trend si toglie qualche sassolino dalla scarpa, e ne dice quattro a quell’altro foodblogger, creator o divulgatore a cui non vedeva l’ora di dire che è un cretino. Ma appunto, di contenuti si tratta, e di contenuti multipli, perché un dissing prevede necessariamente uno o più botta e risposta, e nessuno si vuole perdere né l’uno né l’altra, aumentando le visualizzazioni di tutti. Win/Win, verrebbe da dire, tranne che per noi che scrolliamo a ripetizione guardando il nulla cosmico.