Non ci sono abbastanza nocciole per Nutella, Ferrero vuole produrle in Italia

Miracolo Ferrero: dopo essere passata (quasi) indenne attraverso la tempesta “olio di palma”, mantenendo l’olio più detestato della storia tra gli ingredienti della Nutella, e senza perdere quote rilevanti di mercato, ora la multinazionale di Alba potrebbe rivalutare la coltivazione di nocciole in Italia.

Facendo così contenti sia gli agricoltori, che avranno a disposizione più ettari da dedicare alla coricoltura (tranquilli, è il termine tecnico che indica la coltivazione di nocciole, l’ho cercato anche io su Google), sia se stessa, che potrà approvvigionarsi di nocciole sul mercato nazionale invece che importarle dalla Turchia, il Paese che, con il 70% del mercato in mano è il primo produttore al mondo di nocciole, seguita dall’Italia con il del 12% del mercato, che corrisponde a circa 110.000 tonnellate annue, coltivate su una superficie totale di circa 70.000 ettari.

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Ettari che secondo i piani e le ambizioni di Ferrero dovrebbero incrementarsi di circa 20.000 unità entro il 2025, vale a dire quasi il 30% in più.

È questo l’obiettivo dichiarato di “Progetto Nocciola Italia” messo a punto da Ferrero Hazelnut company, la divisione Ferrero che si occupa del settore nocciole, per arrivare a coprire il proprio fabbisogno di nocciole con un ingrediente totalmente italiano, grazie a un piano di sviluppo e di sostegno verso i produttori corilicoli italiani.

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Ma il progetto di Ferrero è molto più ambizioso che non il semplice approvvigionamento interno di nocciole, presenti tra gli ingredienti della Nutella nella misura del 13%, e ha come obiettivo la riqualificazione dei terreni ottenuta anche grazie alla tracciabilità e alla sostenibilità.

E chissà se Ferrero farà centro pure stavolta.

[Crediti: Repubblica]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

5 Aprile 2018

commenti (6)

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  1. ROSGALUS ha detto:

    Mi è capitato di vedere – in una delle mie recenti visite nel cuneese e nell’astigiano – nuovi impianti di coltivazioni di nocciole.
    Probabilmente si anticipano le future esigenze di una domanda da parte dell’industria dolciaria in crescita continua.
    Mi chiedo, tuttavia, se tale pratica sia logica in una prospettiva di medio e di lungo andare.
    Sacrificare terreni, magari piu’ vocati per i vitigni, non lo trovo lungimirante.
    L’esempio del pomodorino” pachino” dovrebbe insegnare qualcosa.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Dal poco che ne so, la monocoltura spinta non è mai un gran bene, ma non penso si arrivi a tanto, in un territorio comunque votato tradizionalmente anche al vino. Ciao e grazie 🙂

  2. Ganascia ha detto:

    Ancora qualche mese e della questione dell’olio di palma non rimarrà memoria nelle scoiattolesche menti del popolo. Era prevedibile.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      E anche auspicabile 😉

  3. MAurizio ha detto:

    C’e’ da vedere se non sara’ un’astuta azione di marketing, per poter scrivere sull’etichetta “fatta (anche) con nocciole italiane” (tanto ne basta il 13% se non ricordo male) ovvero se i costi verosimilmente piu’ alti non finiscano per ripercuotersi sui prezzi, perdendo in competitivita’.

  4. giuseppe ha detto:

    La nutella, che adoro, non è un miracolo gastronomico bensì una dimostrazione che la gente sa che deve morire, prima o poi.

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