di Valentina Dirindin 26 Ottobre 2020
Massimo Bottura

Sulla questione ristoranti, questa volta, non siamo noi a dire la nostra: è la massima autorità del Paese nel settore, Massimo Bottura, che si rivolge al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chiedendogli cinque cose per salvare la ristorazione.

“I ristoranti sono ambasciatori dell’agricoltura, sono il motore del turismo gastronomico, sono i protagonisti di una rivoluzione umanistica che coinvolge il sociale”, scrive lo chef dell’Osteria Francescana in una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera.

“Ma con le misure contenute nell’ultimo Dpcm approvato dal presidente del consiglio Conte, tanti ristoranti sono destinati a sparire. E così sparirà un pezzo fondamentale della cultura del Paese”.

Così, Bottura fa la sua parte, e prova a fare il consulente di un governo che, per la chiusura alle 18 dei ristoranti, è stato pesantemente criticato (sì, anche da noi). Lo chef propone cinque cose che si dovrebbero fare per salvare il settore (noi ne avevamo proposte altre cinque da fare prima di prendere misure così drastiche):

“In concreto” – scrive Bottura – abbiamo bisogno”:
1) Della chiusura serale almeno alle 23.00
2) Di liquidità in parametro ai fatturati.
3) Della cassa integrazione almeno fino alla stabilizzazione del turismo europeo.
4) Della decontribuzione 2021 visto che per il 2020 abbiamo già adempito in pieno.
5) Dell’abbassamento dell’aliquota iva al 4% per il prossimo anno.

Poi lo chef chiude l’appello con una chiosa letteraria, che male non ci sta, in mezzo a tanta concretezza:
“La politica è fatta di coraggio e di sogni.
È simile alla poesia.
È fatta di immaginazione e di futuro.
La politica deve rendere visibile l’invisibile”.

[Fonte: Il Corriere della Sera]