di Anna Silveri 22 Novembre 2018

Oggi il Corriere della Sera racconta la storia di Matteo Peraro e Davide Stupazzoni, due operai che nonostante le difficoltà e senza paga, sono andati in fabbrica a produzione ferma per curare il lievito madre con cui si producono pandori e panettoni Melegatti.

L’azienda veronese fondata nel 1894 da Domenico Melegatti –l’inventore del pandoro– dichiarata fallita lo scorso 29 maggio, è tornata a vivere grazie ai 13,5 milioni di euro stanziati da un imprenditore vicentino che hanno permesso la riassunzione di 35 persone.

[Il pandoro Melegatti torna a Natale con una nuova proprietà]

Alle 8:30 di ieri sono state riavviate le macchine per l’impasto e i forni a tempo di record, una specie di miracolo produttivo reso possibile anche dalle insolite premure dei due lavoratori.

I social li hanno subito adottati richiedendo per loro lo status di “eroi”, mentre da molti sono stati proposti per il titolo di cavalieri del lavoro.

Al Corriere, Matteo e Davide –in Melegatti rispettivamente dal 2004 e dal 1995– hanno spiegato così la loro decisione:

“Il lievito va nutrito ogni giorno, altrimenti muore. Nel caso di Melegatti parliamo di un lievito che ha almeno 124 anni di storia, perché risale a qualche anno prima che venisse fondata l’azienda, usato verosimilmente nella pasticceria che Domenico Melegatti aveva allora”.

Alla ripartenza è seguita la decisione di aprire tra pochi giorni uno spaccio aziendale che profumerà di pandoro e panettone la centralissima piazza Bra, a Verona.

[Il fallimento di Melegatti]

I due prodotti natalizi saranno venduti direttamente dal produttore al consumatore per accelerare il ritorno di Melegatti sulle tavole degli italiani.

E le prime partite arriveranno in fretta anche nel resto d’Italia anche grazie a Matteo e Davide che, senza fare tanti calcoli, hanno continuato a occuparsi della vera ricchezza di Melegatti.

[Crediti | Immagine e link: Corriere]