Curarsi con il cibo è possibile ed è una concreta via per mantenersi in salute, a patto che non ci si improvvisi dietologi, e ci si affidi a professionisti competenti: a sostegno di questa tesi, apparentemente di semplice buon senso, c’è ora una ricerca pubblicata recentemente sulla prestigiosa rivista Nature Medicine ha gettato nuova luce sul valore dei pasti personalizzati in base alle esigenze mediche, i cosiddetti Medically Tailored Meals (MTM), dimostrando come una dieta cucita su misura per il paziente non faccio solo bene, ma sia un potente strumento di gestione sanitaria.
Lo studio, condotto da ricercatori del Food is Medicine Institute della Tufts University e della UMass Chan Medical School, ha analizzato l’impatto di questi programmi sui beneficiari di Medicaid nel Massachusetts, rivelando dati che potrebbero cambiare radicalmente l’approccio alle cronicità.
Più pasti personalizzati, meno spese sanitarie

I risultati della ricerca sono sorprendenti: chi ha ricevuto pasti personalizzati ha registrato il 31% in meno di ricoveri ospedalieri e un calo del 20% degli accessi al pronto soccorso. Non si tratta solo di una questione di salute individuale, ma di una sostenibilità economica che sfida i modelli attuali: i costi sanitari pro capite sono infatti diminuiti di 3.433 dollari nel periodo di adesione al programma, una cifra che arriva a compensare il 98% dei costi del servizio stesso. Sì, il risparmio nelle prestazioni mediche ottenute grazie alla nutrizione copre quasi interamente l’investimento necessario per fornire i pasti.
Il dottor Dariush Mozaffarian, cardiologo e direttore del Food is Medicine Institute, ha sottolineato l’importanza di questi risultati dichiarando che “i risultati dimostrano che il cibo è davvero una medicina, con importanti implicazioni cliniche e politiche per la copertura assicurativa sanitaria dei pasti personalizzati dal punto di vista medico, al fine di contrastare le malattie legate all’alimentazione e ridurre i costi sanitari”. Il programma prevedeva la consegna a domicilio di dieci pasti a settimana, inclusi spuntini, tutti calibrati sulle necessità specifiche di pazienti affetti da patologie come diabete, scompenso cardiaco, malattie renali croniche e depressione.
In Italia, il dibattito si fa particolarmente acceso grazie al contributo di esperti come Donato Angelino, docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Teramo. Intervistato dal Sole 24 Ore, Angelino pone l’accento su una realtà spesso trascurata nelle strutture sanitarie, ovvero l’incidenza della malnutrizione: “Dimentichiamo spesso che una corretta alimentazione del paziente ospedalizzato non è utile solo al normale sostentamento dell’individuo, ma può entrare a far parte della terapia utile alla guarigione o al non sopraggiungimento di co-morbidità al paziente”. I dati italiani indicano infatti che la malnutrizione o il rischio di essa colpisce il 49% dei pazienti ospedalizzati e sale fino al 69% in quelli ricoverati in strutture di lungodegenza.
Il valore della personalizzazione non risiede solo nel calcolo calorico o nella ripartizione dei macronutrienti, ma anche nell’attenzione al gusto e alle preferenze del paziente, elementi fondamentali per garantire l’aderenza alla terapia nutrizionale. Questo è particolarmente vero in percorsi complessi come quello oncologico o nefrologico. Angelino ribadisce la necessità di un approccio multidisciplinare: “Ci deve essere un cambio di passo nelle strutture di degenza, dov’è il team nutrizionale – che include medici, nutrizionisti, dietisti e psicologi – affianchi il team di riferimento per la patologia del paziente in modo tale che la sinergia si rifletta su un miglioramento della qualità di vita del paziente e una maggior sostenibilità economica”.
L’urgenza di integrare la nutrizione nei percorsi clinici è dettata anche dal quadro demografico. L’Italia è oggi il Paese più anziano dell’Unione Europea, con un’età mediana di 84,1 anni e oltre 2,5 milioni di persone che superano gli 85 anni, anche se la longevità continua a crescere, non sempre è accompagnata da una buona qualità della vita: gli anni vissuti in salute stanno diminuendo, gravando pesantemente sul sistema sanitario. Implementare modelli come quello dei pasti personalizzati potrebbe non solo migliorare il benessere della popolazione anziana e cronica, ma anche rendere il sistema sanitario più pronto ad affrontare le sfide del futuro.

