di Luca Iaccarino 6 Dicembre 2017

“Quest’anno il cinepanettone ve lo prepariamo noi”. “Vi aspetto a Natale per un scorpacciata di risate”. Con queste due battute fortissime un Massimo Boldi più levigato di Silvio Berlusconi presenta il nuovo sforzo di Neri Parenti, “Natale da chef”, in uscita il 14 dicembre.

Altro non è dato sapere. La suspense è a mille!

Da sempre il cinepanettone è il cinepanettone: non tradisce le aspettative e ha uno scopo preciso. Cioè: permetterti di passare due ore al coperto in una giornata di pioggia dicembrina.

[Andrete al cinema a vedere Masterchef, il film?]

Quel che invece trovo interessante è che quest’anno, dopo aver esplorato tutto il campionario delle situazioni più logore, il film natalizio si dedichi al mondo dei cuochi.

Era l’ora.

Se gli artisti hanno la sensibilità per intercettare i fenomeni quando sono latenti, sotterranei, carsici, i guitti si dedicano al risaputo, a quel che è sotto gli occhi di tutti.

Dunque è perfettamente comprensibile che a Parenti, Boldi o a un ragazzo del loro geniale think tank sia venuto in mente di rappresentare un mondo così esposto come quello dei ristoranti.

Mi chiedo, però, se chi si occupa di cucina –gli chef per primi, ma pure noi tutti– si sia reso conto del punto cui siamo arrivati: se ti dedicano il cinepanettone vuol dire che ormai sei una categoria in via di ebollizione, come gli yuppie, i paparazzi e i paninari.

Fossi uno chef, uno di quelli bravi, mi farei delle domande.

Forse, davvero, è l’ora di scomparire per un po’, di farsi vedere un po’ meno.

[Il Buonappetito – Il corto fa ridere il cinema, voleva questo Montenegro?]

Poi magari mi sbaglio e il film sarà un gioiello, un grande successo e anche sagace. Penso che il 14 dicembre andrò a vederlo. E mi piacerebbe tanto farlo in compagnia di un cuoco vero per sbirciare le sue facce e capire che ne pensa.

Amici superchef, se il 14 siete liberi io ci sono. Vi offro pure i pop-corn.