Nelle scatolette di sgombro in UK non c’è alcuno sgombro

Un misto di normative, dispute internazionali sulla pesca e dubbi sulla trasparenza della filiera hanno condotto a un paradosso che danneggia i consumatori.

Nelle scatolette di sgombro in UK non c’è alcuno sgombro

Lo scaffale del supermercato è spesso un efficace specchio delle tendenze sociali ed economiche: un’ulteriore prova arriva dall’Inghilterra, dove un’evidente contraddizione mette in evidenza le criticità del complesso sistema che porta dell’apparentemente banale sgombro dal mare alle scatolette nei carrelli della spesa. Un misto normative, dispute internazionali sulla pesca, dubbi sulla trasparenza della filiera e conseguenti problematiche dei consumatori che hanno condotto a un paradosso: nelle conserve di sgombro inglesi non c’è praticamente traccia di sgombro, più o meno.

Le lattine tradizionalmente etichettate come sgombro nascondono ormai una realtà del tutto diversa: molti prodotti in scatola venduti nei supermercati britannici non contengono più il classico pesce azzurro, poiché le preoccupazioni legate alla sostenibilità hanno spinto i dettaglianti a sostituirlo con una specie differente e di inferiore valore nutrizionale.

Sgombro o sugarello?

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Princes, fornitore di grandi catene come Tesco e J Sainsbury, ha deciso lo scorso anno di convertire la propria linea di prodotti a marchio verso il sugarello cileno o “jack mackerel”, un pesce che, pur avendo un nome simile, appartiene a una specie del tutto diversa: il sugarello cileno fa infatti parte della specie Trachurus e della famiglia Carangidae, mentre il vero sgombro appartiene ai generi Scomber o Rastrelliger e fa parte della famiglia Scombridae, un cambio che comporta notevoli differenze dal punto di vista nutrizionale e organolettico.

Sulle confezioni si evidenzia come il sugarello cileno contenga circa la metà degli acidi grassi omega-3 e circa cento calorie in meno per ogni cento grammi rispetto al vero sgombro, e diversi consumatori si sono lamentati per il sapore e la consistenza della nuova specie, segnalando la presenza di lische più grandi e di una carne decisamente meno grassa. Il recensore di conserve ittiche Marcus Ansell, seguito da oltre seicentocinquantamila persone su Instagram, ha commentato in un recente video il prodotto venduto da Lidl: “Odora piuttosto di metallico… Ugh, proprio come il tonno spazzatura economico”.

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Catene come Lidl stanno completando la transizione verso il sugarello cileno proveniente da fonti sostenibili, mentre Waitrose ha interrotto ad aprile l’approvvigionamento di sgombro vero fresco, refrigerato e congelato a causa di preoccupazioni legate alla pesca eccessiva, avviando al contempo l’eliminazione graduale delle scatolette a mano a mano che le scorte esistenti si esauriscono.

Il cambiamento in atto nei supermercati si colloca nello scenario di una controversia sulle quote di pesca che dura da anni, nota come la “guerra dello sgombro”, che vede coinvolti il Regno Unito, l’Islanda, la Groenlandia, la Norvegia, le Isole Fær Øer, l’Unione Europea e la Russia. Dal 2010, il pescato di sgombro nell’Atlantico nord-orientale è stato superiore del 39% rispetto ai limiti raccomandati dagli scienziati, e le riserve sono crollate di circa tre quarti nell’ultimo decennio secondo l’International Council for the Exploration of the Sea (ICES).

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Questo sovrasfruttamento ha privato la pesca dello sgombro atlantico della certificazione del Marine Stewardship Council (MSC), un marchio di sostenibilità preteso da molti grandi dettaglianti, laddove il sugarello cileno risulta invece certificato. Tim Gray, professore di pensiero politico all’Università di Newcastle specializzato nella gestione della pesca, ha definito la situazione affermando: “È un pasticcio”. Gray ha aggiunto che l’escalation delle rivendicazioni sulle quote ha messo le riserve “in pericolo di collasso”, con scarse speranze di una soluzione a breve termine.

La decisione dei rivenditori britannici segue una più ampia tendenza europea di allontanamento dallo sgombro vero, con supermercati olandesi come Albert Heijn e Jumbo che ne hanno fermato la vendita e il gruppo svedese Axfood che a febbraio ha iniziato a sostituire i prodotti a base di sgombro al pomodoro con il sugherello.

Le conserve ittiche hanno vissuto una rinascita negli ultimi anni, grazie all’apprezzamento da parte dei consumatori più giovani per marchi indipendenti. Fino al dicembre 2025, in base alle norme britanniche sull’etichettatura, la specie Trachurus poteva essere commercializzata come “horse mackerel”, “jack”, “scad” o “trevally”, ma non come “jack mackerel”. Tuttavia, poche settimane dopo che Princes ha lanciato la sua nuova linea denominata “jack mackerel”, il Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra) ha modificato i propri regolamenti per autorizzare la nuova etichettatura.

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Il Defra ha dichiarato di essere “impegnato a riportare le nostre riserve ittiche a livelli sostenibili e a sostenere la redditività a lungo termine dell’industria della pesca del Regno Unito”, aggiungendo che il sugarello non può comunque essere venduto con la dicitura di sgombro dell’Atlantico. Ciononostante, i critici sostengono che la scelta rischi di confondere gli acquirenti offuscando il confine tra il vero sgombro e il sugarello cileno. Stewart Harper, ex amministratore delegato della North Atlantic Fishing Company, che gestisce diversi pescherecci nelle acque europee e britanniche, ha criticato la scelta: “È un grande peccato che mangeremo pesce importato da molto lontano invece di pesce pescato localmente. I consumatori ne soffriranno perché lo sgombro puro è una specie molto migliore da mangiare rispetto al sugarello”.

I dati di mercato riportati dalla piattaforma Undercurrent evidenziano come il costo all’ingrosso del sugarello cileno sia pari a circa un terzo di quello dello sgombro atlantico. Ciononostante, diversi supermercati vendono le scatole del pesce sostitutivo a prezzi del tutto simili a quelli del prodotto originale; ad esempio, presso Tesco una scatoletta di sugarello Princes costa 1,75 sterline, mentre la versione in sgombro vero della medesima marca costa 1,95 sterline. Altri distributori, come Lidl, vendono le conserve di sugarello cileno collocandole sotto grandi cartelli di segnalazione che indicano semplicemente “sgombro”.

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Lidl GB ha difeso le proprie politiche affermando di essere “impegnato ad approvvigionarsi di pesce e frutti di mare da pesca gestita in modo responsabile”. L’azienda ha aggiunto: “Prima della nostra prossima finestra di acquisto per lo sgombro affumicato, verificheremo se lo sgombro dell’Atlantico nord-orientale continua a soddisfare le nostre politiche di approvvigionamento e i pareri scientifici”. Da parte sua, Princes ha spiegato di aver scelto il sugarello cileno certificato MSC “a seguito di approfonditi test sul prodotto e sui consumatori”, assicurando che la specie viene “chiaramente identificata” sulle proprie confezioni.

Colpa della Russia?

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D’altra parte, Bruxelles ha indicato nella Russia la causa principale del declino del vero sgombro, con la Commissione Europea che denuncia anni di pesca eccessiva condotti “in particolare dalla Federazione Russa” che hanno condotto la specie in condizioni critiche. La contesa internazionale ha toccato il vertice quest’anno, quando gli scienziati dell’ICES hanno raccomandato di ridurre il pescato dell’Atlantico nord-orientale per il 2026 di circa il 70 per cento, fissando un limite massimo di 174.357 tonnellate.

Ciononostante, il Regno Unito, la Norvegia, l’Islanda e le Isole Fær Øer hanno concluso un accordo senza l’Unione Europea per fissare un limite provvisorio superiore del 72 per cento rispetto alle indicazioni scientifiche, arrivando a 299.010 tonnellate. Un’intesa che Bruxelles ha condannato definendola insostenibile, mentre un accordo definitivo sui limiti di cattura tra i paesi costieri e l’Unione Europea non è stato ancora raggiunto.

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Il riscaldamento dei mari ha spinto i banchi di sgombro sempre più a nord, verso le acque islandesi e faroesi, come evidenziato dallo scienziato Geir Hønneland dell’Istituto Fridtjof Nansen in Norvegia, e questo fenomeno migratorio ha spinto le nazioni a pretendere quote di pesca maggiori, destabilizzando i precedenti equilibri incentrati su Norvegia e Unione Europea. La Brexit ha inserito un ulteriore elemento di complessità nella disputa, trasformando il Regno Unito in uno stato costiero indipendente che negozia in autonomia la propria quota di risorse.

Aoife Martin, presidente esecutivo del North Atlantic Pelagic Advocacy Group, ha espresso una dura censura verso l’inerzia diplomatica dichiarando: “La mancanza di azione da parte degli Stati costieri per risolvere questo problema è incredibile”. Martin ha infine evidenziato la portata sistemica del problema affermando: “Questa non è più una questione di pesca. Si tratta piuttosto di un più ampio fallimento della governance internazionale”. Così, tra controversie politiche internazionali, spinta alla sostenibilità e decisioni aziendali, la tavola dei consumatori britannici si ritrova impoverita di un prodotto storico.

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