No, la Coca-Cola non è nata a Firenze

L'ipotesi aveva fatto il giro del mondo, ma a contraddirla è un dettaglio telefonico.

No, la Coca-Cola non è nata a Firenze

La notizia è di qualche giorno fa e aveva fatto rapidamente il giro del mondo: la mitica ricetta della Coca-Cola sarebbe nata a Firenze. Tutto era iniziato con il riordino di un vecchio archivio nel cuore della città, precisamente nel convento di San Marco. Padre Manuel Russo, rettore del convento, si era imbattuto quasi per caso in un vecchio volantino pubblicitario che ha subito scatenato la fantasia della stampa, da Toscana Oggi fino al Guardian, e il documento, non datato ma inizialmente attribuito alla metà dell’Ottocento, descriveva la preparazione di un “Elixir vinoso ricostituente”, un rimedio pensato dai frati per rimettere in sesto corpo e mente affaticati dalla malattia o dalla vecchiaia.

A padre Russo non è sfuggita una certa somiglianza con la bevanda più famosa del pianeta, contenendo 10 grammi di foglie di coca boliviane, 30 grammi di noci di cola e una base di vino e alcol: insomma, la formula della Coca-Cola poteva non essere nata ad Atlanta nel 1886, ma tra le mura di una spezieria fiorentina.

La deduzione di Luca Cesari

coca cola

Quando questioni di storia della gastronomia salgono agli onori della cronaca, è buona abitudine aspettarsi un parere ben informato da Luca Cesari, storico e autore di libri sul tema. E infatti è proprio dal suo profilo Facebook che arriva un aggiornamento, diremmo definitivo sulla questione. Da filologo attento qual è, Cesari ha analizzato con occhio critico quel volantino, notando un dettaglio tecnico che era sfuggito a molti: la presenza della dicitura “TELEFONO N. 604”. Ebbene, a metà dell’Ottocento il telefono in Italia non esisteva affatto, dato che le prime reti urbane furono installate solo dopo il 1881.

Consultando gli annuari dell’epoca, Cesari ha scoperto che il numero specifico “6-04” fu assegnato alla farmacia di via Cavour 58 solo intorno al 1912. Questo significa che il volantino non è affatto il precursore della bevanda americana, ma piuttosto una testimonianza di come quella ricetta fosse già diventata una moda globale nei primi del Novecento, ispirata proprio dal successo di prodotti simili già esistenti. La conclusione di Cesari è netta e suggestiva: “Quindi l’elisir dei frati non è la nonna della Coca-Cola: è il cugino toscano, arrivato dopo, di una moda mondiale. Il che, a pensarci, è una storia ancora più bella”. Non si tratta dunque di un primato cronologico fiorentino, ma della prova che i frati domenicani erano perfettamente al passo con le tendenze farmaceutiche internazionali del loro tempo.

Forse la ricetta della Coca Cola è nata a Firenze Forse la ricetta della Coca Cola è nata a Firenze

La vera ricetta della Coca-Cola

Copie delle note di John Pemberton esposte al Coca-Cola World di Atlanta

Ma allora, se l’elisir dei frati è solo un cugino tardivo, qual è la vera natura della ricetta della Coca-Cola moderna? Sempre secondo l’analisi di Cesari, la bevanda che conosciamo oggi è il risultato di adattamenti forzati dai cambiamenti sociali e legislativi degli Stati Uniti. John Pemberton originariamente creò la “Pemberton’s French Wine Coca”, una miscela di vino, coca e noci di cola molto simile a quella fiorentina e al celebre Vin Mariani francese, dovendola obbligatoriamente trasformare in una miscela analcolica quando ad Atlanta entrò in vigore il proibizionismo, sostituendolo con uno sciroppo di zucchero e acqua gassata.

Il resto, è il caso di dirlo, è davvero storia: con il passare degli anni, il principio attivo della coca venne rimosso per legge e sostituito con foglie decocainizzate, e oggi la formula esatta, nota come Merchandise 7X, è un mix di aromi -che includono cannella, coriandolo, noce moscata e scorze di agrumi- e un segreto commerciale protetto da ferrei accordi di riservatezza e custodito simbolicamente in un caveau ad Atlanta. Se volete provare a cimentarvi nella produzione casalinga della bibita più famosa del mondo senza scassinare un sistema di massima sicurezza, esiste la “Open Cola”, versione open source della ricetta, la cui affascinante storia merita un racconto a parte. Anche questa volta, come spesso accade, la verità storica si dimostra più affascinante delle superficiali leggende che se ne derivano.

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