Nonostante gli incredibili rincari, non riusciamo a rinunciare al cioccolato

I prezzi del cioccolato salgono, ma gli italiani non vogliono rinunciare alla qualità.

Nonostante gli incredibili rincari, non riusciamo a rinunciare al cioccolato

Gli ultimi tre anni sono stati lo scenario di quella che passerà alla storia come una vera e propria crisi del cacao: le quotazioni globali di questa materia prima sono più che raddoppiate, trasformandola in un simbolo della vulnerabilità delle catene di approvvigionamento di fronte alle pressioni climatiche e geopolitiche.

Solo dall’inizio del 2024, il prezzo delle fave è aumentato di oltre il 70% a causa di raccolti scarsi in Ghana e Costa d’Avorio, malattie delle piante e criticità logistiche, e questa situazione non influisce solo sull’aumento dei prezzi, ma rivela le priorità dei consumatori quando le abitudini e l’emotività si intrecciano con le dinamiche economiche. A dimostrarlo ci sono i dati riportati dal “Cocoa Crisis Report” di YouGov, azienda internazionale di analisi dei dati e ricerche di mercato.

Gli italiani e il cioccolato

cacao in lavorazione

Sui mercati europei, Italia compresa, i consumatori hanno dovuto affrontare un incremento medio annuo del 18,1% per i prodotti finiti e, analizzando specificamente la situazione nel nostro paese, i dati sono particolarmente interessanti: mentre il valore delle vendite aumenta dell’11%, i volumi scendono del 5%, a fronte di un incremento del 17% del prezzo effettivamente pagato alla cassa.

Un aspetto distintivo del comportamento dei consumatori italiani è quindi la mancanza di un fenomeno detto downtrading: gli acquirenti, infatti, preferiscono non passare a marchi più economici per risparmiare, preferendo piuttosto ridurre la frequenza degli acquisti, ma mantenendo la fedeltà ai propri marchi preferiti e preservando la qualità della scelta. Il ruolo emotivo del prodotto sembra quindi superare i confronti puramente razionali sul prezzo, dimostrando come In Italia il cioccolato continui a essere percepito come un piccolo lusso quotidiano a cui è difficile rinunciare, crisi o non crisi.

L’aumento dei prezzi del cacao ha superato anche il Bitcoin L’aumento dei prezzi del cacao ha superato anche il Bitcoin

Per gestire l’impatto dei costi, i produttori hanno inizialmente operato come stabilizzatori, assorbendo gran parte dello shock finanziario iniziale ma, alla lunga, per mantenere la redditività, la filiera ha dovuto ricorrere a diverse strategie di adattamento, come la riduzione delle dimensioni delle confezioni, nota come shrinkflation, la semplificazione delle linee di prodotto o la riformulazione delle ricette con ingredienti meno costosi. Un paradosso interessante riguarda le private label che, pur essendo solitamente più economiche, hanno subito rincari proporzionalmente più alti rispetto ai brand premium a causa di contratti di fornitura a breve termine.

Oltre alle dinamiche di mercato, la crisi mette in luce problemi sistemici legati al cambiamento climatico, come stagioni secche prolungate e parassiti che minacciano i raccolti in Africa occidentale. Una situazione che affligge soprattutto i piccoli agricoltori, che coltivano la maggior parte del cacao mondiale, ricevono solo una minima parte del prezzo finale al dettaglio, vedendo limitati i benefici dei rialzi delle quotazioni globali.

Pattuglie e guardie col machete: l’aumento del cacao sta facendo impazzire il Camerun Pattuglie e guardie col machete: l’aumento del cacao sta facendo impazzire il Camerun

Il cioccolato si dimostra quindi un prodotto per cui i consumatori sono disposti a pagare di più, pur di non sacrificare la qualità percepita e di non modificare abitudini d’acquisto legate principalmente alla sfera emotiva: caso raro, basti guardare la strenua opposizione agli aumenti del caffè a partire da prezzi ormai insostenibilmente bassi.