di Cinzia Alfè 3 Gennaio 2017
latte vegetale

Un passo storico. L’enfasi è quella tipica di questi momenti, ma è stato definito così il provvedimento che obbliga i produttori di latte UHT, quello a lunga conservazione, di yogurt, latticini  e in generale dei prodotti lattiero-caseari di indicare in etichetta il Paese di mungitura del latte, il Paese di “condizionamento” (ad esempio dove è stato scremato) e quello di “trasformazione”, come riportato dal Corriere.

L’obbligo in realtà scatterà dal mese di Aprile, perché è stato concesso di smaltire le scorte delle vecchie etichette, prive di queste informazioni, ma via via i produttori italiani si adegueranno al nuovo regime.

Un provvedimento che aiuterà il settore lattiero-caseario italiano, è l’auspicio del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, e nell’attesa che entri in vigore il primo riscontro è positivo, visto il rialzo dei prezzi del latte alle stalle dai 32 centesimi dello scorso anno ai 39 attuali.

Ma sarà un passo in avanti anche per la trasparenza dei prodotti che gli italiani portano in tavola, specie dei derivati del latte, perché, a titolo di esempio, un conto è la mozzarella fatta in Italia, un altro è la mozzarella fatta in Italia con latte italiano.

Va da sé che l’etichetta non elimina le importazioni. Ma sapere che il latte è stato munto nel giro di pochi chilometri può essere un elemento importante, esclude la provenienza da paesi più lontani dove magari i controlli sono meno rigorosi.

In cambio, a consumatori verrà chiesto di spendere qualche centesimo in più, ma probabilmente dopo il 2017, perché quest’anno gli aumenti saranno assorbiti dalla Grande Distribuzione.

Dal 20 dicembre 2016 all’esame della Comunità europea c’è anche il decreto legge per l’indicazione in etichetta del Paese di origine del grano impiegato nella pasta, lo stesso esito positivo porterebbe un’etichetta più trasparente e potrebbe incentivare un altro tra i principali settori produttivi dell’economia italiana.

[Crediti | Link: Corriere della Sera]