di Manuela 8 Gennaio 2020
Olio d'oliva

Stop alle offerte sui volantini del supermercato dell’olio extravergine di oliva: è un “prodotto civetta”. A dare l’allarme è una professoressa dell’università di Bari, Maria Lisa Clodoveo: la docente ha lanciato anche una petizione online su Change.org per chiedere a Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole, di mettere fine a questa pratica dannosa per tutti il settore.

Se andate a prendere un qualsiasi volantino pubblicitario di un supermercato, noterete che quasi sempre in prima pagina campeggia l’offerta di una bottiglia da un litro di olio extravergine d’oliva, in vendita a 3-4 euro. Secondo la professoressa Clodoveo, questo tipo di pubblicità sfrutta un prodotto civetta, un prodotto usato per attirare i clienti nel punto vendita. Secondo la docente si tratta di una pratica commerciale scorretta.

Questo tipo di strategia viene utilizzato nella GDO per attirare i clienti: si mette in bella mostra sul volantino un prodotto desiderato sottocosto, disponibile poi in quantità limitate (quindi quando arrivate al supermercato è già finito), in modo da spingere i consumatori ad acquistare anche altri prodotti più cari.

Maria Lisa Clodoveo ha spiegato a Repubblica che questa pratica non solo danneggia tutto il comparto, ma contribuisce a fare disinformazione. Con tale sistema il consumatore si convince che una bottiglia di olio extravergine di oliva costi veramente 3-5 euro al litro, cosa che diminuisce sempre di più la disponibilità dei clienti a pagare la giusta somma per un litro di olio. Che tradotto vuol dire: se tutte le settimane vediamo su volantini pubblicitari un determinato prodotto venduto a 3 euro, dopo un po’ ci convinciamo che quello sia il prezzo corretto, gridando poi allo scandalo quando il medesimo prodotto lo troviamo a 7-8 euro, il prezzo giusto in realtà.

Secondo la docente, la GDO sta trasformando l’olio di oliva in quella che viene definita una commodity, cioè un bene standard che viene acquistato a poco prezzo. La Clodoveo ha fatto poi notare come tale pratica stia già avendo delle ripercussioni nelle aree olivicole, complice anche il fatto che, a causa della crisi economica, il reddito medio delle famiglie sta diminuendo.

L’olio extravergine d’oliva in Italia non può e non deve essere trasformato in una commodity, ne va di tutta la filiera: soprattutto i piccoli produttori, per forza di cose meno competitivi, rischiano di essere gravemente danneggiati da queste pratiche tipiche della GDO.