Padova, i supermercati Alì finanziano il movimento antiabortista: è rivolta sui social

Non Una di Meno, sezione Padova, ha accusato sui social i supermercati Alì di finanziare il movimento antiabortista.

supermercati antiabortisti

Una denuncia limpida, lanciata il primo giorno dell’anno verso la platea dei social per assicurare il massimo grado di risonanza: i supermercati Alì finanziano attivamente il movimento antiabortista. A portare la luce mediatica sulla questione è Non Una di Meno, sezione Padova, che come accennato ha prima preso le vie di Facebook e poi quelle di Instagram per divulgare il proprio messaggio. Messaggio che, è importante notarlo, è naturalmente accompagnato dalle prove: “Antiabortisti? BoicottAlì anche tu!” si legge nel testo in questione – un gioco di parole un po’ slogan e un po’ denuncia che lascia pochissimo spazio all’interpretazione.

Il legame dei supermercati Alì con le associazioni antiabortiste

cassa-supermercato

“In una decina di supermercati veneti della catena Alì” si legge nel sopracitato post “per ogni 10 euro di spesa viene consegnato un gettone che consente di donare una parte di ricavato ad una delle associazioni sostenute dall’azienda”. Fin qui, è bene notarlo, nulla di particolarmente strano. Non Una di Meno sottolinea per di più che la donazione, oltre a essere naturalmente volontaria, non è diretta (ossia non chiedono dei soldi) “ma avviene semplicemente inserendo il gettone nella buca di una delle cassette, una per associazione, che si trovano all’uscita dopo le casse”.

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Ecco, i primi dubbi cominciano ad affiorare – quali sono queste fantomatiche associazioni legate alla catena di supermercati? “La prima cassetta, quindi quella che ha maggiori probabilità di essere riempita, è quella del Movimento per la Vita (MpV) e del Centro Aiuto alla Vita (CAV)” prosegue Non Una di Meno, sottolineando che la prima delle due “si impegna nella difesa del valore della vita dal concepimento alla morte” che avviene “attraverso varie iniziative di educazione sessuo-affettiva in consultori, ospedali, scuole e anche attraverso il sostegno economico, psicologico e medico fornito alle donne in gravidanza al fine di convincerle a non abortire”.

Il CAV non è da meno: si tratta di un’associazione di volontari già parte del sopracitato MpV con chiari legami e ispirazione cattolica. Anche in questo caso, “l’obiettivo” è quello di remare contro l’aborto. A questo punto le carte sono tutte in tavola: “Se questi gruppi ci tenessero davvero alla vita, così come dicono, lotterebbero per un aborto libero, sicuro e gratuito” prosegue il post.

“Quella portata avanti da Alì è un’offensiva subdola, dato che il finanziamento ai gruppi prolife avviene per il tramite clienti, approfittando dei tipici ritmi veloci del supermercato: paghi alla cassa, ti danno il gettone, sei di fretta e non vedi l’ora di andartene, con distrazione inserisci il gettone nella prima cassetta che capita. La cassetta inganna, perché non indica per esteso il nome dell’associazione antiabortista, ma le sigle MpV e CAV, volutamente incomprensibili. Addirittura CAV potrebbe essere scambiata per l’acronimo del Centro AntiViolenza!”.