di Valentina Dirindin 13 Marzo 2021
penne lisce

La pasta è più forte del Coronavirus, e resta in vetta alle preferenze dei consumatori anche durante il 2020, facendo registrare cifre record sia nelle vendite in Italia che nelle esportazioni.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat, che analizza i consumi del nostro prodotto più distintivo nell’anno del Covid appena concluso. Anno in cui, all’estero, si è consumato un 16% di pasta in più, con un valore delle sportazioni superiore ai 3,1 miliardi.

A trainare il mercato estero della pasta sono soprattutto gli Stati Uniti, che nell’anno appena trascorso sono stati i maggiori consumatori mondiali di pasta italiana, con un aumento record del 40% rispetto all’anno precedente. Seguono la Francia, con un +4,3% sul 2019, la Germania (che ha importato il 16% in più di pasta italiana) e, nonostante le difficoltà nei commerci causate dalla Brexit, a Gran Bretagna, che fa segnare un +19% sull’anno precedente. Ma – fa notare Coldiretti – crescono molto anche gli altri continenti: l’Australia ha aumentato le importazioni di pasta italiana del 39% (un dato davvero significativo), il Giappone del 16% e la Cina del 23%.

Ma anche nel nostro Paese i consumi di pasta sono aumentati (ne mangiamo 23,5 chili a testa, ovviamente più di chiunque altro al mondo), complice probabilmente anche il maggiore consumo di pasti domestici. + 10% per le vendite italiane di pasta rispetto al 2019: aumento che va di pari passo con la maggiore consapevolezza dei consumatori, che stanno imparando a leggere le etichette. Se si guarda alla pasta prodotta con solo grano italiano, infatti, l’aumento di consumi nel 2020 è pari al 29% sull’anno precedente.

[Fonte: Rai News]

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