Peperone crusco: snack come le patatine ma 100% italiano

Sono rossi, lunghi e appuntini, con la polpa sottile i peperoni cruschi, che da oltre 400 anni crescono sulle colline di Senise, nel circondario di Lagonegro, in Basilicata, tanto che per pulirli è preferibile passarli con un panno piuttosto che lavarli sotto l’acqua corrente.

La consistenza del picciolo, che non si stacca dopo la maturazione, consente ai coltivatori la raccolta in lunghe e colorate collane che vengono proposte nelle botteghe o appese fuori dalle abitazioni ad asciugare al sole.


Quelle irresistibili trecce di peperoni cruschi, dalla Basilicata con orgoglio


Il peperone crusco, prodotto IGP, si mangia con un semplice piatto di pasta o di patate fritte, ma finora è stato complicato trovarlo oltre i confini regionali. Un vero peccato, perché è saporito, piccante quanto basta e croccante in modo sorprendente.

Dev’essere stato questo, che è il principale pregio di un prodotto amatissimo dai lucani, a suggerire l’idea di coinvolgere il consumatore più giovane con Cruskees, il progetto di NovaFood, azienda di Maratea, per reinventare l’oro rosso della Basilicata sotto forma di snack.

E che snack!

Cruskees ha solo tre ingredienti: peperone crusco, olio e sale. Gli ortaggi sono coltivati in Basilicata mentre le chips vengono fritte in olio di girasole italiano.

Sono tre le confezioni, simili a quelle delle patatine fritte, da 150, 300 e 450 grammi, e non contengono conservanti o coloranti. La vendita inizierà dal 20 ottobre.

Un progetto stimolante quello dello snack 100% italiano, per chi vuole fare impresa partendo dalle tradizione culinarie delle nostre regioni, spesso sottovalutate.

[Crediti | Food 24]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

18 Ottobre 2017

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