Kanye West è reduce da un ritorno alla musica dal vivo in grande stile: amato o odiato, non si può negare che la sua doppietta di serate al SoFi Stadium di Los Angeles, con l’imponente semisfera a rappresentare il pianeta terra e l’infilata di ospitate, tra cui una clamorosa Lauryn Hill, ha dato l’impressione ai presenti di aver assistito a un evento epocale, tanto da spingere molti a parlare dell’inizio di una parabola di redenzione del rapper di Atlanta dopo un turbolento periodo di polemiche e deliranti dichiarazioni antisemite, che hanno portato diversi sponsor ad abbandonarlo.
E con la stagione dei festival in rapido avvicinamento, certe uscite non potevano passare inosservate, e ad aprire le controversie è il Wireless Festival di Londra. Quello che doveva essere l’evento rap dell’estate si è trasformato in un vero incubo di pubbliche relazioni dopo che gli organizzatori hanno deciso di puntare tutto proprio su Ye, come artista principale per tutte e tre le serate di luglio a Finsbury Park, e la cosa sta portando a una fuga di massa degli sponsor che ha lasciato il festival praticamente al verde.
Sponsor in fuga da Kanye West

Il primo grande colpo è arrivato da Pepsi, che era il partner principale fin dal 2015, tanto che l’evento si chiamava ufficialmente Pepsi presents Wireless. La pressione è salita alle stelle quando Matt Lucas, la star di Great British Bake Off, ha scritto un post al vetriolo su X rivolgendosi direttamente all’azienda: “Avete pubblicato una canzone intitolata ‘Heil Hitler’? Avete venduto magliette con sopra le svastiche? Avete minacciato di morte il popolo ebreo’? Se è così, congratulazioni! Potreste essere idonei a fare da headliner al @WirelessFest, sponsorizzato da @pepsiuk”. Poco dopo, un portavoce della compagnia ha confermato la rottura definitiva dicendo: “Pepsi ha deciso di ritirare la sua sponsorizzazione dal Wireless Festival”.
A ruota è seguita Diageo, il gigante che possiede marchi come Johnnie Walker e Captain Morgan, che ha rilasciato una dichiarazione molto simile: “Abbiamo informato gli organizzatori delle nostre preoccupazioni e, allo stato attuale, Diageo non sponsorizzerà il festival Wireless 2026”. La lista dei marchi che hanno mollato il colpo è lunghissima e include Rockstar Energy, PayPal, Budweiser e BeatBox, tutti decisi a non legare il proprio nome a un artista che ha espresso ammirazione per Hitler.
Persino la politica britannica è scesa in campo: Il Primo Ministro Keir Starmer ha espresso tutto il suo disappunto con parole molto dure: “È profondamente preoccupante che Kanye West sia stato ingaggiato per esibirsi al Wireless nonostante le sue precedenti osservazioni antisemite e la celebrazione del nazismo. L’antisemitismo in qualsiasi forma è abominevole e deve essere affrontato chiaramente e con fermezza ovunque appaia. Tutti hanno la responsabilità di garantire che la Gran Bretagna sia un luogo in cui gli ebrei si sentano sicuri e protetti”. Ed Davey, il leader dei Liberal Democratici, ha addirittura chiesto che al rapper venga negato il visto per entrare nel Regno Unito, cosa poi avvenuta in queste ultime ore.
Nonostante questo caos, Melvin Benn, il boss di Festival Republic che organizza l’evento, ha provato a difendere la sua scelta parlando di perdono: “Il perdono e il dare alle persone una seconda possibilità stanno diventando una virtù perduta in questo mondo sempre più diviso e chiederei alle persone di riflettere sui loro commenti istantanei di disgusto per la probabilità che si esibisca e di offrire un po’ di perdono e speranza a lui, come ho deciso di fare io”. Ha poi aggiunto che il palco serve solo per la musica: “Non gli stiamo dando una piattaforma per estorcere opinioni di qualsiasi natura, solo per eseguire le canzoni che vengono attualmente trasmesse dalle stazioni radio nel nostro paese e dalle piattaforme di streaming nel nostro paese e ascoltate e apprezzate da milioni di persone”.
Dal canto suo, Kanye aveva provato a ripulirsi l’immagine a gennaio con una lettera aperta sul Wall Street Journal, incolpando i suoi problemi di salute mentale per le sue uscite peggiori: “Ho perso il contatto con la realtà. Le cose sono peggiorate quanto più a lungo ho ignorato il problema. Ho detto e fatto cose di cui mi pento profondamente. In quello stato frammentato, mi sono gravitato verso il simbolo più distruttivo che potessi trovare, la svastica, e ho persino venduto magliette che la raffiguravano”.
Ha poi concluso scrivendo: “Mi pento e sono profondamente mortificato per le mie azioni in quello stato, e mi impegno a essere responsabile, a curarmi e a un cambiamento significativo. Non scusa ciò che ho fatto, però. Non sono un nazista o un antisemite. Amo il popolo ebraico”. Resta da vedere se queste scuse basteranno a salvare il festival e se i concerti al SoFi stadium sono davvero il preludio a un Kanye tornato agli splendori di un tempo.

