di Manuela 27 Gennaio 2021
pesce

L’Annuario dell’agricoltura italiana del Crea Politiche e Bioeconomia parla chiaro: il pesce surgelato nel 2020 ha battuto nettamente il pesce fresco segnando una crescita del +20%.

Durante i primi sei mesi del 2020, infatti, a causa della pandemia da Coronavirus e alla chiusura del settore della ristorazione e a causa delle difficoltà riorganizzative delle vendite della GDO durante il primo periodo dell’emergenza Covid-19, ecco che gli italiani hanno aumentato del 20% gli acquisti del pesce surgelato e del 12% quello del pesce in scatola. Per il pesce fresco, invece, c’è stato un netto calo della domanda, segnando il -6%. E questo nonostante a giugno 2020 si segnalasse un aumento del 30% delle vendite del pesce fresco.

Il Crea ha sottolineato che sono diminuiti sia volume che valore degli sbarchi di pesce, così come anche la produzione della piscicoltura. Nel frattempo l’industria di trasformazione è guidata dalle piccole e micro imprese, spesso a carattere famigliare.

In lieve miglioramento, invece, il saldo negativo della bilancia commerciale dei prodotti ittici: arriva ora a 5,1 miliardi, con una flessione del 2% per quanto riguarda le importazioni e del 4,7% per le esportazioni.

Sempre nel medesimo semestre, poi, la produzione ittica è calata del 10% per la quantità e del 7% per il valore. E questo nonostante l’Italia sia uno dei paesi dell’Unione Europea dove si mangia più pesce, tanto che i consumi domestici sia in quantità che in valore sono aumentati del 2,5%, con spiccata predilezione per calamari e polpi.