Polpi contro il granchio blu: è partita la sperimentazione

È partito il progetto Octo-Blu, con i polpi liberati al largo di Cesenatico: porranno un freno all'invasione del granchio blu?

Polpi contro il granchio blu: è partita la sperimentazione

Dopo i primi annunci e la relativa ilarità del web (“per mangiare i polpi libereremo dei baresi”), il viaggio del progetto Octo-Blu comincia ufficialmente a bordo di una motovedetta al largo di Cesenatico, dove polpi di pochissimi giorni di età e una femmina stabulati presso l’Università di Bologna vengono affidati al mare Adriatico. L’esperimento è nato nel 2024 da una collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e l’ateneo bolognese, e mira a testare sul campo il controllo biologico del granchio blu attraverso il polpo, suo predatore naturale.

La speranza è quella di porre finalmente un freno alla diffusione incontrollata di questa specie invasiva che ha messo in seria crisi l’equilibrio dell’ecosistema marino locale e ha provocato pesantissime ripercussioni economiche per la pesca e l’acquacoltura, distruggendo il novellame e riducendo di oltre il 70% la produzione di vongole commerciali in alcune aree.

Polpi vs. granchi blu

polpo granchio blu cover

Il granchio blu ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento a temperature e salinità diverse e ha trovato un ambiente riproduttivo ottimale, come dimostrato ad esempio nella Sacca di Goro e una sola femmina è in grado di produrre tra i due e i tre milioni di uova. Proprio per questo, il polpo può agire come un prezioso strumento di controllo biologico: se riesce a intercettare una femmina di granchio blu mentre si sposta al largo per la deposizione delle uova, elimina alla radice milioni di potenziali invasori.

Non solo, il polpo possiede uno sviluppo estremamente rapido, potendo raggiungere il mezzo chilo di peso in pochissimi mesi, a differenza di competitor come il branzino che impiegano quasi tre anni e, avendo un metabolismo molto accelerato, ha bisogno di alimentarsi costantemente e può consumare cibo per oltre il 20% del proprio peso corporeo al giorno. I crostacei rappresentano la base della sua dieta e le ricerche scientifiche condotte nei due anni precedenti di studio biologico hanno confermato che la femmina di polpo arriva quasi a raddoppiare la produzione di uova quando si nutre prevalentemente di granchi.

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Nonostante i fondali emiliano-romagnoli siano prevalentemente sabbiosi, il polpo è una presenza costante nell’Alto Adriatico, anche se nell’ultimo decennio le catture hanno subito un forte declino rispetto al 2010, anno in cui la produzione locale superava complessivamente le 500 tonnellate annue.

Il coordinatore scientifico del progetto, il professor Oliviero Mordenti del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, spiega l’importanza e la valenza ecologica della ricerca: “Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale, nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione. Il polpo, infatti, è un predatore in grado di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e si configura, pertanto, come una specie di rilevante interesse ecologico, svolgendo un ruolo importante nella regolazione delle catene alimentari marine”.

La sperimentazione sul campo, iniziata con i rilasci del mese di giugno e proseguita ad agosto in prossimità delle barriere artificiali sommerse con il supporto logistico del Club Nautico di Riccione e della Capitaneria di Porto di Cesenatico, vede la partecipazione attiva delle istituzioni regionali, con l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi, che ha sottolineato l’impegno finanziario e strategico della Regione, che ha già stanziato complessivamente 4,5 milioni di euro per supportare le imprese colpite.

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È lo stesso assessore a dare i numeri della situazione: “(…) Dal 2023 abbiamo destinato 3,5 milioni di euro di risorse regionali al sostegno delle imprese della pesca e dell’acquacoltura colpite dalla proliferazione del granchio blu, che ha distrutto il novellame e, in alcune aree, ridotto di oltre il 70% la produzione di vongole di taglia commerciale. A queste risorse si aggiungono gli ulteriori 1,5 milioni di euro nel 2026 e il bando aperto quest’anno per le calamità, per compensare le perdite di reddito causate dalla distruzione del novellame e dalla drastica riduzione della produzione di vongole. Risorse che in questi tre anni sono servite anche a sostenere la raccolta, lo smaltimento e la commercializzazione del granchio blu”.

Gli esperti che si sono occupati delle operazioni di rilascio e di monitoraggio scientifico sono fiduciosi che la ricerca biologica possa offrire risposte strutturali e di lungo periodo, ma in una situazione di grave emergenza come quella attuale, l’apertura a nuove collaborazioni scientifiche è necessaria, come conclude Mammi: “L’obiettivo è provare a mettere in campo tutti gli strumenti disponibili per contrastare il granchio blu, tutelare l’equilibrio del nostro ecosistema marino e sostenere le imprese della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, per questo siamo disponibili a sostenere anche altri progetti di Università o centri di ricerca che vadano in questa direzione”.

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