Qual è il rischio più grande per l’ambiente? Dicono il prosciutto

Il prosciutto e la sua filiera sono il rischio più grande per l'ambiente, sostiene la Ong ecologista Terra

Più delle emissioni dei gas di scarico. Più del riscaldamento, più di tutto. Sarebbe il prosciutto a causare i maggiori danni ambientali al nostro pianeta, o meglio, i suini.

Questo è cio che emerge dal rapporto della Ong “Terra!”, che ha rivelato come i maggiori danni per l’ambiente siano causati dagli escrementi dei maiali di allevamento.

Una rivelazione supportata dai numeri, secondo la Ong, considerato che in Italia sono 12 milioni i maiali macellati ogni anno, in genere utilizzati per produrre i pregiati prosciutti di Parma e San Daniele e che, come da disciplinare, devono essere ottenuti da suini nati, cresciuti e macellati in Italia.

Ebbene, questi milioni di maiali producono una quantità insostenibile di escrementi, vale a dire 11,5 milioni di tonnellate ogni anno. E a peggiorare la situazione c’è il fatto che per il loro smaltimento si utilizzano prodotti inquinanti che, una volta sparsi sui campi, penetrano nel terreno fino a raggiungere le falde acquifere.

Come rileva il quotidiano La Stampa, è come ci fosse un surplus di individui di circa 25 milioni, che non smaltisce i propri escrementi tramite la rete fognaria.

Ma il rapporto della Ong, denominato “Nudo”, rivela anche altri aspetti dell’allevamento intensivo, ideato in USA negli anni ‘70’ per garantire alti livelli di efficienza e produttività a costi contenuti ma che sul lungo periodo crea danni enormi per l’ecosistema e per  l’ambiente.

[Farmageddon: il libro verità sugli allevamenti intensivi]

La maggior parte dei suini italiani, circa l’88%, è concentrata in pochi grandi allevamenti tra Emilia e Lombardia, che rappresentano circa il 10% del totale. In questi allevamenti vivono anche più di 500 suini, in condizioni pessime: in gabbie spesso singole, senza mai essere portati all’aria aperta, senza potersi muovere e gonfiati di antibiotici di modo di crescere velocemente e senza malattie.

Il problema è che ogni suino produce escrementi pari a circa 15 volte il suo peso all’anno, e che queste deiezioni cariche di azoto, fosforo, potassio, assieme agli antibiotici, finiscono nella terra e infine nelle falde.

Un problema enorme, considerato che quasi il 70% degli antibiotici utilizzati in Italia è destinato proprio agli allevamenti, in quantità cioè tripla rispetto alla Francia e pari a quella di Cina e Stati Uniti, andando oltretutto ad accentuare il problema dei microorganismi resistenti agli antibiotici.

[Prosciutto San Daniele: vi facciamo vedere come si fa]

Ma anche l’acqua utilizzata per dissetare i capi è un problema non da poco: per avere un chilo di prosciutto, oltre a 4 chili di cereali come nutrimento, si consumano circa 6000 litri di acqua, e si generano 11 chili di escrementi e 12 chili di emissioni di anidride carbonica.

Un problema per troppo tempo ignorato e a cui andrebbe trovata un soluzione, come per esempio riorganizzare il settore degli allevamenti intensivi a favore di quelli maggiormente eco-sostenibili.

[Crediti | Terra Onlus, La Stampa]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

19 Aprile 2018

commenti (12)

Accedi / Registrati e lascia un commento

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Non è più vita 😉

  1. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Mi pare che il dato relativo al benessere degli animali sia piu’ articolato e tale da moderare le terrificanti informazioni che spesso circolano a sproposito sugli allevamenti suinicoli.
    Io conosco quelli delle province di Parma e di Reggio Emilia e posso dire che esistono parecchi impianti modello dove le cose denunciate nell’articolo non esistono.
    Occorre allora giustamente colpire e denunciare – anche tramite la buona informazione – i casi limite, senza cadere nella tentazione di generalizzare a 360 gradi situazioni che, purtroppo, esistono specie negli allevamenti e nell’imprenditoria marginali.
    Relativamente all’uso dell’acqua per singolo capo, vorrei ricordare che nelle suddette province, ma anche a Piacenza e Modena, l’allevamento dei maiali e abbinato alla produzione del parmigiano – reggiano proprio per utilizzare il siero e del latticello ottenuti come sottoprodotti della lavorazione del latte.
    Anche per questa via, il dato sul consumo dell’acqua dovrebbe essere meglio contestualizzato dal punto di vista geografico.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Grazie per le tue osservazioni.

    2. Avatar Orval87 ha detto:

      Esattamente! Altrimenti si fanno “scoop” tipo quelli della Innocenzi, dove appunto si generalizza e si butta fango su un intero settore, quando le mele marce sono minoranza.

  2. Avatar Pier63 ha detto:

    Allora Maometto aveva ragione quando associò il maiale al diavolo!
    Dunque per salvare il pianeta dobbiamo eliminare la fabbrica di prosciutti….. e cotechini…. e pancetta…. e mortadella. Basta poco.

    1. Avatar Giulio ha detto:

      Sul mirino sempre L’ITALIA o prodotti eccellenti del Made in Italy
      La Germania produce più suini di noi
      E cercano di copiare le qualità delle carni Olanda non ne voglio parlare
      Spagna ne produce più di noi con allevamenti dove il benessere animale ????
      Continuiamo a distruggere da favore di chi ditelo

  3. Avatar Emanuela ha detto:

    Le poche volte che compro carne di maiale la prendo dall’azienda agricola Il Grifo di Reggio Emilia

  4. Avatar Stefano Schiavon ha detto:

    Ho letto il documento ed ho trovato informazioni completamente errate, chiaramente redatte sull’onda di ideologie e da chi non conosce la realtà degli allevamenti. Mi chiedo come si possa consentire articoli come questi che penalizzano gli operatori di un intero settore senza che gli autori e gli editori vengano chiamati a rispondere in solido delle informazioni sbagliate che veicolano.

  5. Avatar Sarcoidal ha detto:

    In confronto ai consumi procapite di maiale in Germania facciamo quasi ridere .