Tra crisi economiche, conflitti internazionali e rivoluzioni nelle abitudini di consumo, il mercato globale dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche non ha mai attraversato un periodo storico così turbolento, attraversato da cambiamenti il cui valore è stato stimato con l’impressionante cifra di 448,7 miliardi di dollari, imposti da richieste di salute, praticità e innovazione. In questo complesso scenario, l’Italia non ha certo un ruolo da spettatrice passiva, con una presenza di assoluto rilievo sia nel cibo sia nelle bevande.
La rappresentanza italiana infatti si riflette chiaramente nella classifica dei cento marchi alimentari più preziosi redatta da Brand Finance, una delle principali società di consulenza per la valutazione e la strategia dei marchi a livello globale. L’Italia vanta il 19% dei brand in graduatoria e il 7,4% del valore economico complessivo. Spicca la performance di Barilla, che si posiziona al decimo posto mondiale, che ha visto salire il valore del marchio a 5.382 milioni di dollari con un rating di forza AAA, confermando la profonda fiducia dei consumatori internazionali.
L’Italia nei 100 marchi alimentari più preziosi
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Accanto a Barilla emerge la crescita del gruppo Ferrero, il cui valore del marchio aumenta del 20% grazie a mirate strategie di portafoglio che valorizzano i singoli prodotti su scala internazionale, e a un’ambiziosa strategia di espanzione. Anche nel settore delle bevande analcoliche l’Italia si ritaglia uno spazio significativo, controllando l’8% dei brand in classifica e il 2,3% del valore economico totale.
Questi risultati si inseriscono in uno scenario globale in cui la svizzera Nestlé si conferma leader per il nono anno consecutivo con 24.584 milioni di dollari. Al secondo posto resta Lay’s, seguita dalla forte crescita dei marchi cinesi come Yili, salita del 29% a 14.501 milioni, e Mengniu, cresciuta del 26% a 5.965 milioni. In controtendenza, Tyson registra un crollo del 24% scendendo a 7.501 milioni a causa dell’aumento dei costi del bestiame e di problemi di fornitura.
In un mercato così mutevole, la diversificazione è la chiave per preservare il valore nel lungo termine. Henry Farr, responsabile globale del settore alimenti e bevande di Brand Finance, ha spiegato che “Il settore globale degli alimenti e delle bevande sta cambiando rapidamente. Dopo due anni in cui gli aumenti dei prezzi hanno portato a una crescita dei ricavi senza un aumento significativo della redditività, i marchi ora devono dimostrare da dove arriverà il valore a lungo termine. Quelli che si stanno portando avanti utilizzano portafogli ampi e flessibili per catturare la crescita e difendere la quota di mercato tra le varie categorie contro i marchi sfidanti emergenti, piuttosto che affidarsi solo a posizioni storicamente forti”.
La lezione è chiara: la classifica del 2026 dimostra che la dimensione storica da sola non è più sufficiente a garantire il successo, e marchi simbolo come Barilla e Ferrero evidenziano che l’eccellenza italiana vince sui mercati mondiali quando sa abbinare alla qualità indiscussa del prodotto una straordinaria flessibilità strategica.
