Regno Unito: il governo tentenna nel ridurre il consumo di carne, e gli ambientalisti insorgono

Il governo del Regno Unito è stato accusato di essere "pateticamente nervoso" nell'incoraggiare il pubblico a ridurre il consumo di carne.

allevamento

Salviamo il pianeta, sì, ma senza toccare gli allevamenti di animali o il consumo di carne. Così potremmo riassumere la linea d’azione, cauta da potenzialmente inefficace, adottata dal governo del Regno Unito, accusato dai gruppi ambientalisti di aver dimostrato un atteggiamento “pateticamente nervoso” nella mancanza di tentativi concreti nell’incoraggiare il pubblico a ridurre i propri consumi di carne. Il che, diciamocelo, è lontanamente comprensibile: la gente diventa ossessivamente difensiva quando si parla di ridurre la quantità di carne nella dieta, e fare di tale riduzione una linea d’azione rischia di equivalere a un suicidio politico. Allo stesso tempo, tuttavia, la lotta per contrastare il cambiamento climatico è urgente come non mai, e le emissioni degli allevamenti sono sotto gli occhi di tutti: in altre parole, suicidio politico o meno, è tempo di agire.

La strategia per l’utilizzo del suolo

carne

L’idea del governo britannico, stando a quanto riportato dal The Guardian, è stata quella di varare una strategia di utilizzo del suolo: è importante notare, infatti, che l’85% della terra impiegata in ambito agricolo del Regno Unito è di fatto destinata all’agricoltura animale; mentre le stime della comunità scientifica indicano che, per assicurare un futuro sostenibile, tale percentuale dovrebbe essere abbassata fino a portare a una riduzione del 30% della quantità di carne consumata in media.

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Questa raccomandazione, tuttavia, non sembra trovare posto nei piani del governo: “Questo non è il nostro lavoro” ha rivelato una fonte anonima vicina al governo al The Guardian in riferimento alla riduzione dei consumi di carne. “Nn spetta a noi dire alla gente cosa mangiare“. Il buon vecchio gioco della patata bollente, in altre parole: l’argomento, come abbiamo accennato, è decisamente scottante; e nessuno vuole arrischiarsi a imbracciarlo come linea d’azione politica.

Un’ignavia che, naturalmente, ha scatenato una serie di critiche: “Come diavolo si può avere una strategia di utilizzo del suolo che non riesca a considerare il più grande singolo fattore di cambiamento dell’uso del suolo in questo paese e una delle opzioni più rapide e semplici per ridurre emissioni?” ha commentato Craig Bennett, l’amministratore delegato dei Wildlife Trusts. “Il governo è felice di dire alle persone di mangiare meno sale e zucchero, ma è pateticamente nervoso nell’incoraggiare le persone a mangiare meno carne ma di qualità migliore”.

“Mentre l’Europa subisce un’ondata di caldo di gennaio, il governo ignora intenzionalmente la verità sul ruolo della produzione di carne nel cambiamento climatico” ha rincarato la dose Megan Randles, consulente politico di Greenpeace UK. “Non affrontando i fatti, il governo del Regno Unito sta peggiorando la crisi del costo della vita e continua a condurci verso la catastrofe climatica ed ecologica”.

In altri Paesi, nel frattempo, la cosiddetta lotta agli allevamenti è già cominciata: la Nuova Zelanda ha introdotto una tassa sulle emissioni, la prima del suo genere; e in Olanda il governo ha presentato un ultimatum alle strutture più inquinanti: innovazione o acquisizione forzata.