di Manuela 17 Gennaio 2020
rigopiano

Giampiero Parete, il cuoco sopravvissuto alla tragedia della valanga di Rigopiano, a Il Mattino racconta della sua vita diventata un incubo al punto tale che non è più riuscito ad andare in vacanza. Giampiero spiega che da quel buio non sono mai usciti del tutto: dal 18 gennaio 2017 non sono più stati sereni.

Giampiero Parete è il cuoco di Pescara che, insieme alla moglie Adriana e ai figli Ludovica e Gianfilippo, è sopravvissuto alla tragedia dell’hotel Rigopiano. A tre anni di distanza dalla valanga che uccise 29 fra ospiti e dipendenti, Parete ricorda quei giorni e parla di come si sia trasformata la sua vita. Parete fu il primo a chiamare i soccorsi e lanciare l’allarme, dopo aver visto crollare l’albergo dentro al quale c’erano ancora i suoi famigliari.

Parete spiega che, a tre anni di distanza, le cose vanno meglio, ma la loro vita non è più tornata quella di prima. Da allora non hanno mai fatto una vacanza, non se la sentono e di sicuro hanno deciso che non andranno più a fare una settimana bianca. Anche i bambini sono cambiati: la neve che prima adoravano adesso non la vogliono più vedere. Sono traumatizzati e hanno paura, ma non solo della neve. Quando Giampiero con la famiglia è dovuto andare fuori città (non per le vacanze) e pernottare in albergo, i figli continuavano a chiedere se dovessero per forza stare in albergo e se la struttura fosse abbastanza resistente. Prima della tragedia, i bambini erano del tutto diversi: come tutti i bimbi non vedevano l’ora di andare in vacanza e di trascorrere qualche notte in albergo.

Giampiero ha poi ammesso che per loro gennaio è il mese peggiore dell’anno perché tornano alla mente tanti ricordi negativi. Per riuscire ad andare avanti stanno seguendo delle terapie e sono seguiti da uno psicologo con sedute una volta a settimana. Nel frattempo Giampiero si reca sempre in Tribunale quando si tengono le udienze relative all’indagine sulla tragedia: è fiducioso del fatto che la verità verrà fuori prima o poi, ma tende a parlare poco e a non esporsi per rispetto a quelle persone che a Rigopiano hanno perso famigliari e amici. Si sente un miracolato, ma porterà per sempre il peso di quella esperienza. Proprio per questo motivo lui e la moglie Adriana hanno anche scritto un libro, per raccontare la storia della loro famiglia e di come siano sopravvissuti sotto la valanga.