Ristoranti: Fipe chiede di ridefinire gli accordi per gli affitti dei locali

Sempre a proposito di ristoranti, Fipe chiede che vengano ridefiniti gli accordi per gli affitti dei locali a causa del lockdown provocato dalla pandemia da Coronavirus.

ristorante

La Fipe ha chiesto che vengano ridefiniti gli accordi per gli affitti dei locali adibiti a pubblico esercizio come ristoranti e bar, pesantemente danneggiati dal lockdown provocato dall’epidemia da Coronavirus.

Fipe ha più volte rammentato che la crisi economica collegata alla pandemia è stata particolarmente pesante per il settore dei pubblici esercizi. La chiusura forzata e la mancanza di entrate durante il lockdown (e la riduzione delle medesime anche dopo la riapertura) ha reso insostenibili le spese a cui i gestori devono sottostare per poter mantenere aperte le proprie attività. E una di queste spese che ha inciso pesantemente sui titolari di bar, ristoranti e pub è proprio quella relativa agli affitti.

Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio, ha spiegato che il contesto sociale ed economico è cambiato drasticamente a causa della pandemia e non si può ignorare questo aspetto. Ormai sono mesi che la Fipe denuncia la necessità di ridefinire gli accordi sui canoni di locazione in modo da renderli sostenibili, tenendo conto di un calo medio del fatturato del 40% con cui gli imprenditori si trovano a dover fare i conti.

Calugi ha poi sottolineato che le misure adottate dal Governo per risolvere questo problema (traduci con: credito d’imposta a copertura parziale dei canoni di locazione) non bastano. Il fatto è che ridefinire i contratti dovrebbe nascere da un accordo spontaneo fra locatore e locatario, ma nella stragrande maggioranza dei casi non è così.

Calugi poi ricorda che, solo qualche giorno fa, il Tribunale di Roma, tramite un provvedimento cautelare, ha deciso che era legittima la richiesta di un ristoratore romano di vedere abbassato l’affitto per il proprio locale, proprio a causa dello stravolgimento del contesto economico. In questo caso specifico, il Giudice ha aggiunto, oltre al credito di imposta al 60%, anche una riduzione temporanea del canone pari al 40% per i mesi di aprile e maggio 2020 e del 20% per i mesi da giugno 2020 a marzo 2021.

Questo provvedimento è in linea con quanto stabilito in precedenza anche dal Tribunale di Venezia. La Fipe si augura che il legislatore recepisca tali direttive e le applichi in maniera più ampia.

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