Ristoranti italiani nel mondo: col decreto Made in Italy arriva il bollino identificativo

Nella bozza del nuovo decreto Made in Italy è previsto anche un bollino identificativo volto a certificare i ristoranti italiani nel mondo. Ma servirà a qualcosa?

Ristoranti italiani nel mondo: col decreto Made in Italy arriva il bollino identificativo

Sono saltate fuori le prime indiscrezioni in merito al testo e al contenuto del nuovo decreto Made in Italy. Fra le novità proposte, oltre al discusso liceo del Made in Italy, c’è anche il bollino identificativo per certificare i ristoranti italiani nel mondo. Ovviamente si parla ancora di una bozza: in teoria il ddl verrà discusso al Consiglio dei Ministri la prossima settimana e bisognerà vedere se quei 47 articoli in 20 pagine verranno subito approvati o se subiranno delle modifiche.

Ristoranti italiani nel mondo: serve davvero un bollino identificativo?

pizza

Nella bozza del decreto legge, a proposito della questione della certificazione dei ristoranti italiani all’estero, viene detto che “Al fine di valorizzare e sostenere gli esercizi di ristorazione che offrono all’estero prodotti enogastronomici effettivamente conformi alle migliori tradizioni italiane all’estero e di contrastare l’utilizzo speculativo dell’italian sounding, i ristoratori situati all’estero possono chiedere la certificazione distintiva di ristorante italiano nel mondo”.

Pare che i ristoranti che riusciranno ad ottenere questa certificazione, potranno avere un contributo non ancora ben quantificato da spendere per acquistare prodotti italiani contrassegnati da indicazioni geografiche protette per quanto riguarda cibo e vini.

Ma come dovrebbe fare un ristorante estero per ottenere tale certificazione? In pratica è il ristorante che ne fa richiesta presso un ente certificatore accreditato presso l’organismo unico di accreditamente nazionale italiano. A questo punto, sulla base di una tariffa approvata e di un disciplinare regolamentato da un apposito decreto del Ministero delle imprese e del Made in Italy insieme al Masaf, ecco che viene stabilito se quel ristorante soddisfi i requisiti e le specifiche richieste per il rilascio della certificazione.

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In particolare, chi ne fa richiesta deve dimostrare (in che modo non è ancora ben chiaro) di usare ingredienti di qualità e prodotti appartenenti alla tradizione enogastronomica italiana (in pratica deve dimostrare di usare prodotti a denominazione di origine protetta, a indicazione geografica protetta, a denominazione di origine controllata, a denominazione di origine controllata e garantita e a indicazione geografica tipica).

Leggendo questa prima bozza la sensazione è quella di un qualcosa di fumoso che, non so perché, riporta alla mente la storia dei banchi con le rotelle o dei monopattini elettrici. Cioè di qualcosa fatto per fare scena, perdonatemi il termine, ma che poi all’atto pratico non avrà alcun impatto e che si tradurrà nell’ennesimo spreco di soldi. Probabilmente è solo una sensazione data dal fatto che non c’è ancora nulla di scritto e concreto.

Magari più avanti spiegheranno meglio la storia della “tariffa approvata”: cosa vuol dire? Che il ristoratore fa richiesta per il bollino e deve pagare una tariffa all’ente certificatore nella speranza di avere un bollino e il promesso contributo per l’acquisto di cibo e vini italiani?

E quando si parla di ingredienti di qualità, cosa si intende? Chi definisce in questo caso il concetto di “qualità”? Parlando di pasta, per esempio, in tale concetto rientrano solamente i marchi a produzione artigianale con Dop, Igp e affini (come sembra, leggendo il testo) o anche i grandi marchi italiani presenti nella GDO? Perché se così non fosse, alcuni grandi marchi potrebbero alquanto alterarsi per l’esclusione.