Ristoranti: multati per assembramento gli imprenditori in protesta

Multati per assembramento gli esercenti milanesi del comitato Ho.re.ca Lombardia, proprietari di ristoranti e bar che questa mattina hanno protestato (civilmente) a Milano contro gli aiuti economici del Governo non ancora sovvenuti.

Da tempo il comitato, organizzatosi nei vari territori italiani sotto il grande cappello “Ho.Re.Ca Unita“, si batte per richiedere più risposte al Governo, e alle stesse associazioni di categoria, per il settore della ristorazione, messo in ginocchio più di altri dal Coronavirus; vi ricorderete di loro per l’hashtag #iononapro, per la “protesta delle chiavi” che tanto ha fatto parlare i media negli scorsi giorni (le fotocopie delle chiavi dei ristoranti consegnate, in varie città d’Italia, ai rispettivi sindaci), per il flash mob delle serrande alzate il 28 aprile.

Questa mattina, di nuovo, il comitato Ho.re.ca Lombardia è riuscito a puntare i riflettori su di sé, nel bene e nel male, con tanto di polizia giunta sul luogo della pacifica protesta per prendere i dati dei manifestanti e multe della Digos, mentre le telecamere de L’aria che tira, programma di La7, mandavano in onda tutto.

Diverse le richieste della categoria, che vuole sostanzialmente un sostegno economico; la cassa integrazione per i dipendenti non ancora pervenuta, la tassa sui rifiuti e sull’occupazione del suolo pubblico da non pagarsi e gli affitti da pagare, nel frattempo.

Tra gli esercenti in prima fila, puntualmente aprifila del comitato, Paolo Polli, proprietario della pizzeria Ambaradan, che abbiamo raggiunto telefonicamente proprio prima della manifestazione di questa mattina: “A queste condizioni non possiamo aprire, anzi, pensiamo di intraprendere uno sciopero fiscale. Non possiamo pagare le tasse sulle utenze, sui rifiuti che non abbiamo prodotto, sui dehors che non abbiamo utilizzato. Come è possibile che negli altri Paesi dell’Unione Europea i ristoratori stiano ricevendo soldi a fondo perduto, ma non qui?. E comunque nemmeno dovremmo riaprire in questo momento, con il rischio di doverci assumere la responsabilità di nuovi contagi, oltreché nella certezza di perdere più soldi di quanti se ne possano guadagnare, in una fase della pandemia ancora delicata, i clienti giustamente preoccupati”.

Ebbene, questa mattina i ristoratori erano distanziati e con mascherine sul volto, tra simboliche sedie vuote piazzate all’Arco della Pace, per protestare contro l’attuale stallo della ristorazione. La polizia è intervenuta per controllare la situazione, messa in luce dalle telecamere televisive, e la Digos è intervenuta facendo verbali a tutti i partecipanti. “Gente che piange perché non può pagare la multa di 400 euro”, ha commentato la giornalista Myrta Merlino, conduttrice del programma di La7 sul posto, mentre scorrevano in diretta le immagini dell’intervento delle Forze dell’ordine.

Gianluca Ranucci, proprietario del bar Il Grifone, è stato multato insieme alla moglie, che lavora con lui. Il male e la beffa: “Il decreto cura Italia ci ha promesso 600 euro a testa, che sono arrivati solo a me e non a mia moglie. In compenso, i 400 euro di multa ora sono arrivati a entrambi”, ha evidenziato.

Poi, il ristoratore che ha convinto i suoi sei dipendenti a protestare, procurando così alla sua squadra 2400 euro di multa in totale.

Dopo l’intervento della polizia quella che inizialmente sembrava una situazione pacifica e ordinata è in effetti degenerata con proteste più accese e capannelli di persone molto vicine l’una all’altra.