di Manuela 8 Giugno 2020
ristorante

Questione ristoranti, Roma: ok ai tavolini per strada, va bene una maggior occupazione del suolo pubblico per vicariare alla prevista riduzione dei posti a sedere, ma rispettando monumenti e residenti. E’ questo l’appello di diverse associazioni.

Tutto nasce dalla considerazione che, a fronte di chi ha fatto correttamente richiesta per poter mettere più tavolini in strada e sul suolo pubblico, c’è anche chi si sta allargando in maniera non proprio rispettosa. Un esempio? A Largo dei Librari un ristoratore ha pensato bene di dipingere di bianco i sampietrini per segnalare il distanziamento fra i tavoli.

Visto che rischiava la multa, però, ha poi pensato bene di ricoprire quei sampietrini macchiati di vernice con del nastro adesivo. Visto che comportamenti del genere si stanno ripetendo un po’ in tutto il centro storico, ecco che alcune associazioni locali si sono un po’ allarmate.

Gemma Mezza, di Italia Nostra Roma, ha auspicato che la deroga per la concessione di ulteriore spazio di suolo pubblico sia una misura temporanea, così come previsto anche dal Mibact: è necessario tutelare anche i diritti dei residenti visto che i marciapiedi sono già intasati dai tavolini. Sulla stessa linea di pensiero è anche Viviana Di Capua, presidente dell’Associazione abitanti centro storico che chiede che gli esercenti mostrino responsabilità.

Lisa Roscioni del Comitato via Urbana per Monti Vivibile è meno ottimista: si sa che in Italia niente è più definitivo del temporaneo e ora la città è di nuovo piena di occupazioni indebite.

Nel frattempo gli esercenti vivono ancora in un limbo di incertezze: da settimane stanno aspettando l’approvazione della necessaria delibera da parte del consiglio comunale. Il fatto è che il 22 marzo scorso la giunta aveva deliberato che, tramite autocertificazione, gli esercenti potessero allargarsi. Tuttavia la maggior parte dei ristoratori onesti non si fidano del tutto e aspettano la delibera ufficiale: il rischio è che se la delibera venisse bocciata entro 60 giorni, dovrebbero buttare via tutti gli arredi.

Per questo motivo finora in municipio sono arrivate solamente 100 richieste. Intanto in consiglio comunale si cerca di arrivare a una quadra, mediando fra le varie proposte: per quanto riguarda l’estensione delle Osp si potrebbe arrivare al 40% nel sito Unesco e al 60% nel resto della città.