di Chiara Cavalleris 15 Febbraio 2020
ritual lab

Si è conclusa ora la cerimonia di premiazione di Birra dell’Anno 2020, il più importante concorso dedicato alla birra artigianale (alla sua quindicesima edizione), con la vittoria del birrificio Ritual Lab, nato nel 2011 come laboratorio da Roberto e Giovanni Faenza, padre e figlio.

42 le categorie in gara e 301 concorrenti per il super-premio organizzato da Unionbirrai (l’associazione di categoria dei produttori artigianali) e vinto lo scorso anno da Mukkeller. Sottoposti alla degustazione cieca di più di 100 giudici, convocati a Rimini nei giorni precedenti la fiera di settore Beer&Food Attraction (dal 15 al 18 febbraio).

Per ogni stile (o sotto-stile) a cui è stata dedicata una categoria, un podio: un medagliere completo di oro, argento e bronzo, che a sua volta ha stilato il punteggio dei vincitori. Semplificando il regolamento, sono stati assegnati 6 punti per ogni primo posto ottenuto, 3 per ogni secondo, 1 per ciascun terzo. Va specificato, però, che sono stati considerati “i piazzamenti delle migliori tre birre iscritte da ogni produttore in tre differenti categorie secondo il seguente punteggio”.

È così che, con tre medaglie d’oro, il laziale Ritual Lab si è aggiudicato il titolo di Birrificio dell’Anno 2020, superando il birrificio del padovano Cr/Ak, che pur avendo accumulato una valanga di premi (su tutti, segnaliamo la tripletta primo-secondo-e-terzo-posto per le NEIPA) non ha raggiunto i tre ori.

Head Space, Black Belt e Papanero, rispettivamente Modern Pale Ale, Oatmeal Stout e Imperial Stout: queste le birre che sono valse la vittoria al birrificio di Formello (RM), assai apprezzato tra gli appassionati.