Roma: la “sovranità alimentare” sbarca alla Camera, al ristorante menu regionali a rotazione?

A Roma la sovranità alimentare parte alla conquista anche della Camera: qui aleggia la proposta di menu regionali a rotazione nei ristoranti di Montecitorio.

lasagna

Dilaga la sovranità alimentare a Roma: dopo Palazzo Chigi, adesso si prepara a sbarcare anche alla Camera. Qui, infatti, è stato proposto di introdurre nei ristoranti di Montecitorio dei menu regionali a rotazione. Il fatto è che a dicembre scade l’appalto per la ristorazione della Camera. Da qui arriva l’idea geniale: prediligere il Made in Italy, alternando settimanalmente menu che esaltino ogni volta una regione differente.

Roma: come impostare la sovranità alimentare nei ristoranti della Camera

Tiramisù

Questa proposta sarebbe in perfetta sintonia con le decisioni prese finora dal governo di Giorgia Meloni, a partire dal cambio del nome del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali che è diventato il ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, con a capo Francesco Lollobrigida. Il nome inizialmente non era piaciuto molto, soprattutto alla Sinistra, salvo poi essere sdoganato quando si è scoperto che il nome non era un’invenzione originale italiana: in Francia, infatti, c’è il ministere de l’Agriculture ed de la Souveraineté alimentaire.

Ma torniamo alla Camera. Qui a dicembre scade l’appalto per i servizi della ristorazione, quindi si sta pensando di indire un nuovo bando. Focus della richiesta sarebbe quella di alzare gli standard qualitativi delle materie prime con annessa turnazione dei menu regionali.

A spiegare il tutto è il deputato questore di FdI Paolo Trancassini (che fra l’altro è il proprietario del ristorante La Campana di Roma, vicinissimo a Montecitorio): una settimana si mangerebbe un menu tipico piemontese (spero non intendano mettere la bagna càuda a manetta, se noi sai che odorino verrebbe fuori dalla Camera?), un’altra settimana via con i piatti tipici del Lazio, poi la Sicilia, poi la Lombardia, le Marche e questo fino a finire tutte le regioni, salvo poi ricominciare il giro da capo.

Diciamo che quando si è iniziato a parlare della “sovranità alimentare”, di sicuro nessuno pensava che uno dei temi trattati potesse riguardare i menu dei ristoranti della Camera. Certo, qualcuno aveva fatto una faccia F4 (ok, andatevi a ripassare Boris per l’analisi delle facce basite), ma in realtà già nel programma della destra durante la campagna elettorale si era capito che si stava andando a parare in tal senso.

Difficile dire a livello organizzativo se una cosa del genere sia fattibile, anche solo per l’approvvigionamento delle materie prime (che, a questo punto, dovrebbero essere tutte rigorosamente Made in Italy), ma magari con un’attenta pianificazione dei menu sarà possibile pasticci inter-regionali. Immaginate come si surriscalderebbero gli animi se, durante la settimana del menu piemontese, venisse servito un tiramisù con i Pavesini al posto dei Savoiardi?