di Chiara Cavalleris 17 Gennaio 2018

“Io non glieli do i due centesimi ai supermercati, piuttosto bruco la verza dallo scaffale. Mi peso prima di entrare, poi alle casse tolgo la tara e pago solo il mangiato”.

La battuta è di Maurizio Crozza, che una decina di giorni fa in piena nevrosi generale da sacchetto bio a pagamento, faceva il verso ai tanti italiani indignati dal nuovo obbligo, durante Che tempo che fa, su Rai 1. Soffermandosi sugli aumenti passati in sordina, luce, gas e autostrade solo per citarne alcuni, mentre in molti si bullavano di aver gabbato la legge appiccicando etichette con il codice a barra sugli alimenti sfusi, bypassando l’involucro.

Un tentativo che, come vi abbiamo raccontato, è controproducente, visto che così alle casse dei supermercati si paga un sacchetto per ogni codice a barre.

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Ma la satira del comico genovese non si discosta molto dalla realtà.

Perché agli italiani la nuova norma sulle buste biodegradabili e compostabili, a carico del consumatore, continua a non andare giù. Tanto che dal 1° gennaio, cioè da quando è entrata in vigore la legge, un cittadino su due ha modificato le proprie abitudini d’acquisto pur di non pagare i famigerati 2 centesimi sugli alimenti sfusi.

Il dato arriva da un’indagine della società di ricerca, Agroter, che ha misurato le reazioni di circa 500 consumatori: il 44% ha cambiato modo di fare la spesa in conseguenza alla nuova norma.

Ragioni e comportamenti sono molto diversi. C’è chi, non per aiutare il piccolo negozio buono-pulito e giusto ma per una questione di risparmio, si è riconvertito al fruttivendolo. Dato corrispondente: il 21% degli italiani.

Seguono gli scaltri (12%), che stanno optando per frutta e verdura già confezionata in modo da non pagare il sacchetto, nonostante il già pesato e confezionato sia caro come il fuoco.

Poi ci sono gli apatici (5%), che hanno approfittato dell’occasione per passare al cibo comodo. Visti i sacchetti a due centesimi l’uno, che per giunta bisogna riempire, pesare e chiudere, hanno abbandonato il banco dell’ortofrutta per quello dei prodotti pronti al consumo (3%) e dei surgelati (2%).

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E infine i rinunciatari. Perché, che ci crediate o no, esiste anche chi per ammortizzare il costo dei nuovi sacchetti ha comprato meno frutta e verdura. Sono il 7% degli italiani.

Lo scenario è preoccupante per la grande distribuzione?

“Lo spostamento verso i punti vendita al dettaglio potrebbe consolidarsi, anche se ridimensionato rispetto a come lo osserviamo adesso”, commenta Roberto Della Casa, fondatore di Agroter. Se i numeri della ricerca sono forse condizionati dalla reazione istintiva degli italiani, bisogna considerare che, ai piccoli negozi, potremmo pure affezionarci.

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Una cosa è certa, ed è una grande scoperta: le persone possono cambiare. Persino noi italiani. Forse le decennali esortazioni di Slow Food a preferire le piccole botteghe rispetto alla grande distribuzione non sono servite a molto; cosa ce ne veniva in tasca?

Ma ora le cose sono cambiate. Toglieteci dalle tasche due centesimi e cambieremo. Magari, senza volerlo, cambieremo il mondo.

[Crediti | Repubblica]