di Cinzia Alfè 21 Luglio 2018

Non era permeata di sottile umorismo inglese la battuta stampata nero su bianco sullo scontrino del ristorante romano Locanda Rigatoni, vicino a Piazza San Giovanni, che un ragazzo gay di 21 anni e il suo fidanzato si sono visti consegnare l’altra sera al termine di una serata trascorsa senza intoppi fino al momento del conto.

No pecorino, sì frocio”.

I due fidanzati avevano consumato una cena a base di costolette, patate al forno, fiori di zucca e rigatoni alla carbonara, chiedendo la cortesia di non mettere su questi il classico pecorino, ma solo Parmigiano reggiano.

Al momento del conto la spiacevole sorpresa: sotto la descrizione dei rigatoni alla carbonara, dov’era stampigliata la variazione richiesta –ovvero “no pecorino”– si leggeva la  scritta “sì frocio”.

[Scontrineide. Stron*i non è l’unico insulto scritto su uno scontrino]

“Un errore”, si è giustificato in prima battuta il cameriere – come riferisce Corriere.it – cui la coppia aveva chiesto spiegazioni, versione rettificata poco dopo quando lo stesso cameriere ha parlato di “uno scherzo”.

Ricostruire la successione dei fatti è diventato ancora più complesso dopo l’intervento della proprietaria di Locanda Rigatoni, che ha dato la colpa… al computer. Come se la macchina, tra uno scontrino e l’altro, avesse l’abitudine di intrattenere i clienti con battute da caserma stampigliate sugli scontrini, senza bisogno dell’intervento umano.

A ruota, in una scena da commedia dell’arte, si sono susseguite la comprensione della proprietaria, che ha offerto la cena ai due malcapitati per compensare le battute del suo dipendete –umano o elettronico che fosse–, e la paradossale incazzatura del cameriere che ha rimproverato i due ragazzi, colpevoli di avergli fatto fare “brutta figura” di fronte agli altri clienti.

Avvisato dell’accaduto dai due ragazzi, Fabrizio Marrazzo, responsabile di Gay Help line, ha parlato di un “fatto molto grave”, specificando che ogni anno il servizio raccoglie le segnalazioni di 20.000 episodi di omofobia, in larga parte attribuibili a persone che trovano la situazione “divertente”.

[Scontrino: fantasia al potere con gli insulti di Trento]

Per questo ha chiesto alla sindaca Raggi di revocare la licenza al locale incriminato, dal momento che in un locale pubblico non sono consentite azioni discriminatorie.

Il Comune di Roma si è impegnato a compiere le verifiche del caso, soprattutto in presenza di una denuncia da parte dei due clienti. Nella speranza che almeno i proprietari non cerchino di minimizzare l’accaduto con delle giustificazioni puerili.

[Crediti: Il Corriere]