di Nunzia Clemente 12 Gennaio 2017

Ai vegani piace comprare finti salami, finti hamburger e finte bistecche, ne abbiamo già parlato.

Certo, sono pur sempre scelte etiche. Ma ammetterete che, quando da un pacchetto su cui occhieggia ammiccante la scritta “wurstel” spunta un mucchio di molli ortaggi maciullati e compattati tra loro, per di più insaccati in un finto budello –anch’esso bio e vegano– chiamarli wurstel è il classico specchietto per le allodole.

Christian Schmidt, che di mestiere fa il ministro delle Politiche Agricole tedesco, si è scagliato contro i cosiddetti “prodotti fotocopia”, vale a dire le verdure travestite da carne. E’ sua intenzione presentare, come riporta il quotidiano tedesco Bilduna proposta di legge che proibisca alle aziende l’impiego della parola “carne” nella confezione qualora il prodotto sia vegetale.

Il tutto, chiarisce Schmidt, per la tutela dei consumatori, in modo che possano contare su un’etichetta chiara e comprensibile.

Non è la prima volta che il ministro tedesco se la prende con i vegetariani per lo stesso motivo: ci aveva già provato lo scorso ottobre, ma l’Associazione tedesca dei vegetariani aveva respinto le sue richieste spiegando che “è un falso problema, certi nomi, quando indicano un prodotto vegetale, non ingenerano confusione”.

A sostenere Schmidt ci sono invece le industrie di trasformazione della carne insieme alle associazioni di categoria di allevatori e macellai, uniti nella richiesta di smetterla con i prodotti fotocopia di quelli fatti con la carne e promossi come se fossero una loro alternativa eco-friendly, anche se poi la descrizione degli ingredienti è totalmente diversa.

Possiamo pronunciarci? Auspichiamo di trovare il ministro italiano delle Politiche Agricole sulle stesse posizioni del collega tedesco. La ragione è semplice: se si rinuncia alla carne si rinuncia anche al suo nome.

La bresaola è di carne, non di rapa rossa.

[Crediti | Link: Grub Street, Dissapore]