Se non arriva più carne dal Brasile, abbiamo un problema con la produzione di bresaola

Dal 3 settembre l'UE ha messo un divieto momentaneo alle importazioni di prodotti animali dal Brasile per mancato rispetto delle norme sugli antimicrobici.

Se non arriva più carne dal Brasile, abbiamo un problema con la produzione di bresaola

Dal 3 settembre 2026 sono state sospese le importazioni dal Brasile di carne bovina, avicola ed equina e di altri prodotti di origine animale perché Bruxelles ritiene che il Paese non abbia fornito garanzie sufficienti sul rispetto delle norme europee relative all’impiego di antimicrobici negli allevamenti, sostanze vietate in Europa da più di 20 anni.

Il blocco avviene all’interno degli accordi UE-Mercosur, accordi commerciali di scambio con i Paesi del Sud America firmati dall’Europa nel gennaio 2026 e applicati provvisoriamente dal 1° maggio 2026. Gli accordi rimangono in piedi, ma la posizione europea è quella di limitare il libero scambio alle merci che rispettano le normative europee. In questi giorni, inoltre, stanno emergendo segnali di possibile riapertura almeno per alcune filiere: un audit europeo avrebbe dato indicazioni positive per pollame e miele (sul pollame, tra l’altro, i dazi non sono presenti), mentre la questione della carne bovina appare più complessa e potrebbe richiedere tempi più lunghi.

Per rendersi conto dell’importanza e delle ricadute di questa misura, è necessario un punto su quanto le importazioni di carne dal Brasile in Europa abbiano assunto numeri stupefacenti: nel 2025 sono arrivate in Europa 83.300 tonnellate di carne bovina fresca o congelata, oltre a 300.000 tonnellate di pollame. In tutto, le carni provenienti dal Brasile sono il 35% di tutte le carni importate in Europa.

Il provvedimento ha avuto una prima ricaduta enorme sulla produzione di Bresaola della Valtellina IGP. Il presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP, Mario Moro, ha detto a Il Sole 24 Ore: “La nostra Bresaola è prodotta per l’82% con carne sudamericana che al 60% proviene dal Brasile. Questo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima a noi necessaria”. Lo stesso Moro ha inoltre affermato che il Consorzio sta cercando di rafforzare gli acquisti da altri Paesi, ma la disponibilità è limitata. In particolare vengono citati Argentina, Paraguay e Uruguay, che sono gli altri Paesi del Mercosur e che hanno già adottato il sistema di certificazione richiesto dall’UE. Per il momento le scorte basteranno per produrre bresaola per altri due o tre mesi, ma dopo ci sarà probabilmente un problema di approvvigionamento, ed è interessante notare che in nessun caso il Consorzio sta parlando di acquistare carne europea.

Ma perché la Bresaola della Valtellina IGP è prodotta con carne brasiliana?

zebu allevato

La carne utilizzata, per la precisione, è quella di zebù sudamericano. Per fare chiarezza, occorre precisare che il disciplinare della IGP regola il luogo di produzione (nel caso della bresaola la provincia di Sondrio) ma non la provenienza della materia prima.

Sul sito ufficiale del Consorzio si legge che per fare la bresaola servono esclusivamente alcuni tagli molto specifici della coscia bovina, magri, grandi e con determinate caratteristiche: soprattutto punta d’anca, ma anche fesa, sottofesa, magatello e sottosso. L’allevamento italiano non è in grado di fornire quantità sufficienti di bovini con le caratteristiche richieste per soddisfare contemporaneamente tutta la produzione della Bresaola della Valtellina IGP. Il Brasile dunque per la bresaola è particolarmente importante perché possiede enormi allevamenti di zebù Nellore, una razza bovina di origine asiatica ma il cui allevamento è molto diffuso nel Paese e caratterizzata da carni particolarmente magre, adatte alla produzione del salume.

Tutto ragionevole quindi. Però bisogna aggiungere che la carne bovina proveniente dal Brasile è più economica di quella europea, per il fatto che nel Paese esiste una produzione bovina enorme e fortemente industrializzata, con dimensioni degli allevamenti molto maggiori rispetto alla media europea. Anche se il Consorzio afferma che la scelta della carne sudamericana non deriva da questioni di costi ma dalla necessità di garantire grandi quantità in approvvigionamento. Nel sito del Consorzio abbiamo trovato un documento in archivio che dice che nel 2021 un kg di fesa brasiliana costava tra i 9,7 e i 10 euro, mentre la fesa europea si situava tra i 10,20 e i 10,4 euro al kg; anche pochi centesimi su grandi quantità fanno la differenza.

I vini e gli alimenti italiani che non pagheranno dazi in base all’accordo UE-Mercosur I vini e gli alimenti italiani che non pagheranno dazi in base all’accordo UE-Mercosur

Peccato che le carni brasiliane siano figlie di un mercato in concorrenza sleale con quello europeo, gli antimicrobici infatti, di cui gli antibiotici sono una sottocategoria, si usano per promuovere la crescita degli animali e aumentare la produzione. Inutile dire che non necessariamente gli antimicrobici usati lasciano poi residui nella carne che finisce nel nostro piatto, ma ovviamente questa possibilità c’è.

Non è un caso che da alcuni anni – da quando una vecchia puntata di Report con la conduzione di Milena Gabanelli aveva sollevato il velo di Maya sulla bresaola prodotta con carne brasiliana – nelle gastronomie più accorte si trovi, accanto alla bresaola “normale” quella di chianina.

Aggiungici come fonte preferita su Google