Siccità e caldo minacciano le semine di grano: si pensa a irrigazioni di soccorso

L'estate è finita (o almeno dovrebbe), ma siccità e caldo non se ne sono andati: la semina del grano è a rischio.

siccità

Venti e più gradi a una settimana da novembre? Comodo, forse – specialmente se consideriamo che le bollette sono dietro l’angolo – ma decisamente inquietante. Si tratta, a onore del vero, di un disastro preannunciato: sono mesi che vi raccontiamo dell’emergenza siccità che ha determinato ingenti tagli produttivi in numerosi comparti dell’agricoltura nostrana, con fiumi e laghi alpini che tuttora si trovano ben al di sotto dei minimi storici. Così, con Halloween ormai alle porte, le proverbiali piogge autunnali che ancora non si sono presentate e la colonnina di mercurio che si tiene ostinatamente alta, le semine di grano sono ufficialmente a rischio – tanto che diversi agricoltori hanno preso a intervenire con irrigazioni di soccorso.

grano

A lanciare l’allarme ci pensa Coldiretti, che ricorda come di fatto “nel 2022 la produzione di grano duro in Italia sia stimata in 3,8 milioni di tonnellate, in calo del 5% nonostante l’aumento delle superfici coltivate che sono passate a 1,24 milioni di ettari nel 2022 contro 1,23 milioni del 2021″. Parafrasando – ‘so problemi, e non solo per il grano. Di fatto l’acqua, sapete com’è, serve un po’ a tutte le colture di campo; motivo per cui, come abbiamo anticipato, diversi imprenditori agricoli hanno deciso di intervenire con irrigazioni di soccorso per non compromettere i raccolti. Il problema, in questo caso, è che tali operazioni faranno inevitabilmente fare salire ancora i costi di produzione delle aziende (già alle stelle), con il rischio che vadano a causare nuovamente un rialzo dei prezzi dei beni alimentari.

“Il caldo sta provocando l’allungamento della fase vegetativa delle piante con il rischio di far ripartire le fioriture” commenta la Coldiretti. “Nelle campagne gli effetti si fanno sentire anche per i parassiti che sono rimasti attivi con le temperature miti e attaccano più facilmente le colture ancora in campo, come avviene peraltro nelle città dove sono ancora diffuse zanzare e mosche”.