di Manuela 21 Settembre 2020
smart working

Pare che lo smart working non sia quell’idillio che la maggior parte dei lavoratori immaginava: circa la metà degli italiani lamenta il fatto che la pausa pranzo fatta in casa sia più complicata e che abbia un menu poco vario.

Secondo i dati di una ricerca eseguita da Praxidia per conto di Elior, la metà degli italiani sostiene che la pausa pranzo in smart working sia più complicata da gestire rispetto al mangiare in ufficio o al bar. Queste le principali difficoltà riscontrate:

  • minor possibilità di fare movimento: 49%
  • pausa pranzo meno rilassante perché è impossibile staccare davvero dal lavoro: 42%
  • più complicato garantire un menu vario e bilanciato: 39%
  • si ha meno tempo per se stessi: 30%

Il che, fra l’altro, è quanto ha sempre sostenuto chi già da prima lavorava in smart working da casa, ma che non è mai stato creduto da chi mitizzava il lavorare da casa. Almeno finora.

Comunque sia, anche la pausa pranzo fatta in mensa (là dove è stata riattivato questo servizio) è cambiata: bisogna essere più veloci nel servire e consumare il pasto (anche per dare il tempo al personale di sanificare), ma non solo. Anche i modelli organizzativi sono cambiati per cercare di evitare assembramenti, cosa che ha indotto molte aziende alla necessità di mangiare i pasti alla scrivania, creando così il bisogno di pasti leggeri e diversi.