di Nunzia Clemente 4 Novembre 2015
home restaurant

Caro, indovina chi viene a cena?”. Attenzione, oggi la risposta a questa domanda non è più così scontata, vista l’avanzata incontenibile del social eating, altrimenti detto home restaurant o pasto al buio, insomma cucinare per qualcuno dietro pagamento di un compenso

Oggi La Stampa pubblica numeri interessanti per quanto riguarda l’ultimo anno di social eating. Nel 2014 sono stati calcolati guadagni per 7.2 milioni di euro a favore degli italiani con la fregola per la cucina, improvvisati cuochi, per un totale di 300.000 persone che hanno accettato un invito a cena a casa di uno sconosciuto.

Si sono rilassati, magari tolti le scarpe oppure condiviso il desco con sconosciuti allo stesso tavolo, e hanno pagato dai 40 euro in su per assaggiare le pietanze, con un incasso medio per il padrone di casa di 194 euro. Mica male per un cuoco improvvisato!

Numeri social eating 2015

E non è per niente un’idea malvagia, anzi. Capitano anche belle avventure , in quanto l’evento è più rilassato, informale. Spesso ha un tema: cene etniche oppure con alimentazioni particolari. Fioccano i siti come gnammo.it (che di recente ha inserito un codice etico di autoregolamentazione) o vizeat.it, dove chiunque può postare il proprio invito a cena, richiedendo un piccolo contributo spese.

Ci si è affrettati anche a chiarire che il social eating non prevede remunerazione ma contributo spese, mentre si è home restaurant quando si supera una certa soglia di guadagno annuo, ossia 5000 euro, facilmente aggirabile dopotutto.

Cosa che, alla lunga, ha stancato l’Authority: proprio di qualche giorno fa la notizia della prima salata multa per un ristorante casalingo (anche se in seguito ridimensionata (in seguito smentita in toto sia da Gnammo che da Repubblica); attualmente, dovrebbe essere in discussione alla Camera una legge per regolamentare i contravventori tra i fornelli.

Città social eating

La sacra triade alimentare Torino-Milano-Roma è quella che va per la maggiore. La maggior parte dei 37.000 eventi analizzati si svolge in queste città, complici anche un passaparola molto forte e l’inevitabile presenza di qualunque tipologia umana potenzialmente interessata.

Frattanto, almeno una cosa l’Authority l’ha decisa: gli home restaurant devono essere equiparati ai ristoranti classici anche nei vincoli sanitari e nella tassazione. Quindi, cari cuochi in pantofole, via la benda da pirata e su il cappello: è diventata una professione (onerosa) anche per voi.

[Crediti | Link e infografiche: La Stampa]