di Anna Silveri 25 Novembre 2018

Il 6 novembre il gruppo turco Toksoz, proprietario di Pernigotti, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, e lo spostamento della produzione in Turchia. I lavoratori si sono opposti alla chiusura che porterà al licenziamento dei 200 dipendenti, e per tutta risposta hanno occupato lo stabilimento.

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Oggi, mentre del dossier si sta occupando il governo italiano, che agita lo spettro di un nuovo scippo ai danni di un prodotto Made in Italy, il Corriere della Sera riferisce a sorpresa un’offerta italiana da parte di Sperlari.

L’azienda famosa per il torrone, avrebbe avviato una trattativa con i turchi di Toksoz per rilevare sia il marchio dei noti gianduiotti che lo stabilimento di Novi Ligure, con l’intenzione di mantenere gli attuali livelli di occupazione.

Anche se dal 2017 Sperlari è parte della tedesca Katjes International, si parla di offerta italiana perché –da quanto il Corriere ha potuto ricostruire finora– a condurre l’operazione sarebbe Sperlari Srl, dall’Italia, e non la capogruppo tedesca.

L’azienda, fondata a Cremona 182 anni fa, pertanto poco più giovane di Pernigotti nata nel 1860, ha un fatturato di 119,7 milioni di euro, in utile per 9,2 milioni, 400 dipendenti e 4 stabilimenti itsliani: a Cremona, Silvi Marina (Teramo), Gordona (Sondrio) e San Pietro in Casale (Bologna).

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Di segno opposto i conti Pernigotti, in rosso in ognuno degli ultimi 5 anni con perdite che hanno toccato i 10 milioni di euro per ogni anno di gestione turca. Secondo fonti sindacali le difficoltà di Pernigotti dipenderebbero proprio dagli investimenti promessi e mai realizzati dal gruppo Toksoz.

Ora, però, l’integrazione con un marchio storico come Sperlari potrebbe, anche per le tante affinità produttive, rappresentare un colpo di scena inatteso e quanto mai gradito.

[Crediti | Corriere della Sera]