di Cinzia Alfè 28 Febbraio 2017
starbucks, howard schultz

“Oggi abbiamo bisogno di costruire ponti, mentre altri cercano di alzare muri”.

Quelle che avete appena letto non sono  le ormai notissime  parole di Papa Francesco, bensì quelle di Howard Schultz, fondatore di Starbucks, la più diffusa catena di caffetterie nel mondo, che dopo infinite attese e recenti polemiche su palme e banani, “investirà in Italia diversi milioni di dollari dando lavoro a 350 persone”.

E tutto ciò soltanto nelle città di  Milano, dove Starbucks aprirà il suo primo punto vendita italiano, nell’ex Palazzo delle poste in Piazza Cordusio, rimesso a nuovo dopo una ristrutturazione di 20 milioni di euro, come Dissapore aveva anticipato.

E proprio qui, a Milano, dopo aver degustato un caffè in piazza Duomo nel lontano 1983, Schultz ebbe l’idea di esportare quel modello in tutto il mondo, acquistando la piccola catena di caffetterie di Seattle, all’epoca composta di soli sei punti vendita, e portandola ai livelli di oggi.

“Negli occhi di clienti e camerieri –dice Schultz in un’intervisa a Repubblica ricordando quel viaggio in Italia– ho visto il futuro di Starbucks. Ho visto quello che avrei voluto fare: una catena di caffetteria dove poter passare il tempo a discutere, leggere o lavorare”.

E ora, l’apertura del nuovo punto vendita della catena della sirena verde, che conta 27.000 caffetterie in tutto il mondo dislocate in 72 Paesi, fattura 21 miliardi di dollari l’anno e ricava utili per 2.8 miliardi annuali, è ormai prossima: il punto vendita milanese targato Starbucks aprirà a fine 2018.

E riuscirà il nuovo locale milanese a far  la gioia di tutti gli amanti italiani del Frappuccino, che finora hanno potuto gustare la loro amata bevanda solamente andando fuori dai confini nazionali?

starbucks reserve roasterystarbucks reserve roasterystarbucks reserve roasterystarbucks roastery 1300x866

Probabilmente no, visto che la prima apertura italiana (a cui, secondo i piani, ne seguiranno un centinaio in tutta Italia nel giro di cinque o sei anni) “sarà una Roastery –dice Schultz– una torrefazione dove prepareremo caffè speciali per un luogo unico”. Sul genere degli specialty coffee tanto amati dai lettori di Dissapore, per intenderci.

“Costruiremo una vera fabbrica del caffè da 2.500 metri quadrati — afferma Schultz– sarà il negozio più grande d’Europa sul modello di quello storico di Seattle, poi replicato nel negozio di Shangai, e in quelli che saranno aperti a New York e Tokyo.

Ci saranno cinque nuovi caffè realizzati con tecnologie ideate da noi, oltre al tradizionale espresso. Ci sarà per esempio il “nitro caffè” (estratto a freddo impiegando l’azoto liquido), infusioni di caffè e bevande innovative. Il cliente vedrà tubi che attraverseranno i soffitti nei quali passano i grani. Potrà comprare le miscele e i nostri prodotti legati al marchio. Poi ci sarà la tecnologia: wifi super veloce, musica con il partner Spotify, servizi di pagamento fintech. Soltanto nella Roastery milanese lavoreranno 100 persone”.

Mr. Starbucks, che in mattinata ha presentato il suo progetto al sindaco Giuseppe Sala, e agli studenti della Bocconi, parla anche dell’arredo floreale di Piazza Duomo a base di palme e banani, che ha causato polemiche e anche atti di vandalismo ai danni delle incolpevoli piante.

“Voglio essere molto chiaro: Starbucks non ha disegnato il giardino, noi siamo semplicemente gli sponsor dell’iniziativa, è davvero strano trovarsi in questa situazione anche perché cerchiamo sempre di essere umili e rispettosi, mi auguro che la gente capisca che volevamo solo fare qualcosa di utile per la città “.

Anche, perché, continua Schultz, “quando entriamo in una città nuova, soprattutto in una interessante e dinamica come Milano, vogliamo dare subito qualcosa per farci benvolere”.

E forse proprio in quest’ottica gli stipendi dei dipendenti della catena avranno livelli maggiori di quelli della media del settore:

“Abbiamo avuto un grande successo finanziario, ma non ci alziamo ogni mattina per fare soldi. Ci alziamo ogni mattina per raggiungere il giusto equilibrio tra utili e responsabilità sociale. Per questo prendiamo solo decisioni di lungo termine che rendano la nostra gente e i nostri clienti fieri delle nostre posizioni “.

[Crediti | Repubblica, Corriere della Sera, Dissapore]

commenti (44)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar alefood ha detto:

    L’arrivo di Starbucks in Italia e’ un altro tassello nell’opera di appiattimento gastronomico/culinario. Il caffe’ di Starbucks in genere e’ pessimo. Magari a Milano lo faranno bene ma sarà’ semplicemente uno specchietto per le allodole. Frappuccini con centinaia di calorie a gogo, caffe’ bruciato all’americana, bicchieri di cartone ovunque, gente che guida con il bicchiere del caffe’ in mano o mangia il croissant confezionato a peso specifico del platino. Molto meglio l’ambiente sintetico ed impersonale di uno Starbucks globale che il bar sottocasa. Che bello.

    1. Avatar Dirtyfishydishcloth.89 ha detto:

      Molti bar sotto casa sono sintetici e impersonali. 😀

      Comunque mossa intelligente quella di aprire un locale in una versione differente da quella ‘basic’ che si trova un po’ ovunque all’estero. In effetti mi domandavo che senso avesse l’idea di aprire uno di quegli Starbucks tutti uguali in un momento storico in cui gli stessi americani iniziano ad affrancarsi da questa tipologia di locale, per non parlare di tutte le caffetterie specializzate in cold-brew coffee che stanno spuntando un po’ ovunque qua in Italia.

    2. Avatar Anastasia ha detto:

      Completamente d’accordo. Vivo negli Stati Uniti e, nonostante i proclami di Schultz, Starbucks non sta andando benissimo. Anche gli americani incominciano a capire la differenza tra un caffe’, un cappuccino veri e una roba fatta con caffe’ supertostato a scadenza nel 2050, venduta a prezzo d’oro e un caffe’ di qualita’. E poi (anche se non ho votato Trump), ha veramente rotto con questo bieco cavalcare l’onda: ” assumiamo i rifugiati”, “non alziamo muri”. Vogliamo davvero parlare di come sono trattati i dipendenti, i clienti, il territorio? PAAALEASE!

    3. Avatar Lorenzo ha detto:

      massì, infatti, cos’è quest’apertura? chi è che vuole un altro modo di bere il caffè? difendiamo le nostre radici, torniamo alla purezza autoctona della cicoria tostata!

    4. Avatar Marco Rossin ha detto:

      Scusa Anastasia ma come sono trattati i dipendenti, i clienti, il territorio?

    5. Avatar Giuliano ha detto:

      A chi non condivide l’arrivo di questa catena ci si risponde: si può sempre scegliere !

    6. Avatar Tyreal ha detto:

      Peccato che il caffè dei bar milanesi sia mediamente scarso, da almeno una decina di anni a questa parte. L’espresso di Starbucks è dignitoso e sicuramente sopra la media.

    7. Avatar Ugo ha detto:

      ah, il tradizionale, caro, amichevole, “bar sottocasa”.
      che, ovviamente, nel 2017 è gestito nel 95% dei casi da cinesi…

  2. Avatar ROSAGLUS ha detto:

    Azoto liquido, innovazione, frappuccino, ivestimenti faraonici, fabbriche del caffè e giardini esotici per un arrivo col botto.

    Cosa dire se non: crescita o ulteriore banalizzazione del settore ?

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      Quando i clienti sono banali, il prodotto banale vende…

    2. Avatar ROSAGLUS ha detto:

      Non vorrei mai rassegnarmi, anche se penso che Orval abbia proprio ragione.

  3. Avatar Orval87 ha detto:

    Anche in Italia, soprattutto nelle città, ormai ci si sta standardizzando col resto del mondo, soprattutto i giovani.

    1. Avatar Ganascia ha detto:

      Successe anche negli anni ’50/’60’ quando arrivò la musica del diavolo, il rock

    2. Avatar Mario ha detto:

      Si stava meglio quando si stava peggio! Ammazza oh, campione di slogan e luoghi comuni.

    3. Avatar Orval87 ha detto:

      Guarda che i luoghi comuni li metti tu, basta guardarsi un pò in giro per vedere un’offerta standardizzata su larga scala, coi soliti nomi a farla ormai da padrone e ad allargarsi sempre più, e poi piccole nicchie.
      E non solo nel campo del cibo.

  4. Avatar Manuel Fantoni ha detto:

    Vivo in Canada ed anche qui Starbucks, insieme alla compagnia di bandiera Tim Hortons, la fa da padrone.
    Sinceramente non compro da Starbucks per vari motivi e non ho nulla contro l’imprenditoria se fatta bene, anche da parte di compagnie estere, qualora portino benessere al posto “colonizzato”. Pero’ ragazzi, il caffe’, i dolci e tutto il resto di Starbucks & co. fa veramente schifo.

  5. Avatar Gloria ha detto:

    Adoro i loro dolcetti e i loro tramezzini…finalmente!!!

  6. Avatar luca63 ha detto:

    Fantozzi e’ stato un acuto precursore dei tempi.
    I Megadirettori Galattici odierni sono tutti santi,benefattori,filantropi.
    Chissa’ perche’ le condizioni di vita ed i diritti dei lavoratori invece sono peggiorate.Boh,probabilmente e’ solo una percezione …

  7. Avatar Msimone ha detto:

    Starbucks ha i soldi e usa Milano come negozio immagine. Tra affitti e investimenti sarà in passivo cosa che un imprenditore normale non può permettersi. Vedremo se riuscirà a sfondare o se sarà solo un modo per poter dire che vende anche in Italia. In Italia le cose stanno cambiando e locali come Ditta Artigianale a Firenze sono la risposta giusta al Mcdonald delle caffetterie.

  8. Avatar friariello ha detto:

    Milano in quanto città internazionale è il luogo adatto per l’apertura di Starbucks.Ricordo(ahimè)i timori e le polemiche quando in italia aprirono i primi fast food….Agli stranieri,ed a molti italiani il caffè espresso non dice niente,probabilmente le offerte di Starbucks soddisferanno esigenze diverse.

  9. Avatar Gio2710 ha detto:

    Non credo attecchirà da nessuna parte, escluso Milano, Roma e i centri turistici, dove potranno aprirne 100, non si sa… la favola del non pensiamo ai soldi è appunto una favola, i negozi dovranno macinare utili o si chiude la saracinesca e tutti a casa. Sulla qualità media però, mi sento di spezzare una lancia a favore di starbucks, non tanto perchè sia memorabile, quanto perchè ho bevuto tanti, ma tanti di quei caffè pessimi nei nostri bar, da rimpiangere i loro “beveroni” nel cartone.