Starbucks a Milano: ma quale sovranismo del caffè, la polemica è sui prezzi

Come non ricordare nel primo giorno di Starbucks a Milano –oggi, 7 settembre– che proprio la notizia dell’apertura della catena americana ispirò Aldo Cazzullo, l’affermato editorialista del Corriere della Sera, a vergare un anno e mezzo fa la più gloriose pagina di sovranismo alimentare de noantri: prima i caffè italiani.

[Anche secondo voi, come per Cazzullo, Starbucks è un’umiliazione per gli italiani?]

E ieri, già pochi minuti dopo l’inaugurazione, mentre su Instagram si diffondevano i primi selfie, l’indignazione per Starbucks a Milano prendeva corpo con il classico repertorio del sovranismo che ora va per la maggiore:

– Le multinazionali che distruggono i veri produttori italiani);
– La globalizzazione che minaccia i nostri valori (ebbene sì, l’espresso in tazzina);
– Gli extracomunitari che rubano il lavoro ai giovani italiani.

Come noterete, tutte cose che si sentono ogni giorno al bar o nella tivù autarchica formato Salvini.

Stoppata la prima polemica per eccesso di insensatezza, visto peraltro che grazie all’open space da 3200 metri le panchine, le felci e i rampicanti Piazza Cordusio ieri sembrava un’oasi, passiamo alla seconda, decisamente meno ridicola.

I prezzi di Starbucks in Italia.

La parola passa a Chiara Cavalleris, caporedattore di Dissapore

MAIN BAR

E’ il bar principale, dove i baristi in grembiule liuta muovono le fila di chemex e syphon, con le mosse dei burattinai, proponendo mono-origine diversi (quattro, più il blend Pantheon realizzato ad hoc per l’apertura milanese) e sette estrazioni.

Se volete un espresso, giusto per vedere l’effetto che fa sedersi sui divanetti rivestiti di lusso della Toastery Reserve, dovete pagare 1.80 euro. Cogliamo l’occasione per ricordarvi che da Carlo Cracco, in Galleria Vittorio Emanuele, sta a 1.30 euro.

Il cappuccino costa 4.50, a cui dovete aggiungere 50 centesimi se siete nella schiera di quelli che lo vogliono con il latte di soia. L’americano parte dai 3.50 euro, che l’acqua calda è esosa, e il marocchino pure, ma “è rifinito con riccioli di cioccolato fondente”. Per le estrazioni diverse dall’espresso bisogna sfoderare il pallottoliere, dacché con uno chemex otterrete 8 tazze (a 12 euro) e con un siphon 3 (10 euro).

Se sfortunatamente vi recate da Starbucks da soli e volete un classico caffè filtro, sappiate che una tazza di pour over varia tra i 5 e gli 8 euro, in base alla quantità e alla concentrazione del caffè che sceglierete. E non pensate di fare i furbi optando per il tè (in foglie sfuse): costa tra i 6.50 e i 7 euro.

 

PRINCI BAR

Non crediate che il panificatore Rocco Princi sia un “nuovo acquisto” di Starbucks, elucubrato per fare bella figura con noialtri italiani a Milano. Sono cinque anni che collaborano, Princi e Schultz, esclusivamente sulle Reserve Roastery. Troverete i monumentali pani del nostro Rocco anche nelle sedi di Seattle e Shangai.

[La prossima mossa di Starbucks? Una catena di panetterie con Princi]

Un trancio di pizza al taglio costa dai 5.50 i 7.50 euro, in base alla farcitura, una fetta di torta costa 6.50 euro e una 33 di birra (Menabrea, nulla di esaltante) costa 5 euro. Parrebbero i prezzi più umani, se si considera l’aspetto invitante dei dessert e la sconfortante media di prezzi sulla piazza di centro città, al netto della piccola gastronomia, che propone una porzione di lasagna o parmigiana  10 euro.

ARRIVIAMO BAR

Il cocktail bar è un imponente soppalco, che veglia sulla macchina tostatrice in funzione e concede uno sguardo privilegiato sul flusso dei chicchi tra i tubi della chiccosa, cinematografica, Roastery. 12 metri di bancone riscaldato, ottenuto da un unico blocco di marmo Calacatta, animato dalla mixology e arredato dai sontuosi cornetti di Princi, a 2.20 euro cadauno.

Le ricette classiche costano 12 euro, che vogliate un margarita o un Martini, mentre quelle inedite, curiosamente battezzate “craft cocktails”, arrivano a 20 euro. In molti casi si tratta di cocktail che contengono caffè estratto in qualche maniera astrusa, aggiunto come elemento aromatico dove non te lo aspetteresti. E’ quanto di meglio si possa provare da Starbucks, probabilmente.

Si ragiona meno su aperitivi, amari e soft drink: 8 euro per un Aperol o un Amaro del Capo, per esempio.

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

7 settembre 2018

commenti (22)

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  1. Orval87 ha detto:

    Prezzi per dementi come ho già detto. Oltre ai nostri giovanissimi che ormai capiscono poco di cibo, suppongo che il locale sarà popolato da turisti stranieri, gli stessi che magari si lamentano dei prezzi alti chiesti altrove (magari per cibo di qualità, ne ho lette diverse di recensioni così)…
    O magari quelli che dicono che la pizza al taglio di Eataly (buonissima e fatta con farine di super qualità del Mulino Marino) è cara, e poi qui costa di più!
    E 8 euro per un Aperol spritz li ho pagati solo in costiera amalfitana, dove però sedevo a due passi dal mare!

  2. Rollins ha detto:

    perché Starbucks vi fa storcere il naso e un menù degustazione da 350€ da Bottura no? detto con il massimo rispetto per ambedue.

    1. Mcop ha detto:

      Forse perché Bottura è un genio della cucina, mentre il Ceo di Starbuck è un genio dell’imprenditoria.

    2. Orval87 ha detto:

      Dietro a un cappuccino di Starbucks da 5 euro c’è lo stesso lavoro che c’è dietro a un cappuccino da 1,60 euro.
      Da Bottura c’è ben altro lavoro, un team altamente qualificato, materie prime di eccellenza e il nome dello chef numero 1 (a detta di alcuni). Mi sembrano imparagonabili le due cose.
      Da Starbucks poi probabilmente lavoreranno immigrati e studenti perlopiù, scommetto.
      Preciso che da Bottura non ci andrò mai.

  3. Colon Irritato ha detto:

    Stessi prezzi di uno Starbucks “normale” di qualsiasi città europea (Londra, espresso due sterline) pur non essendo un normale Starbucks. Io non capisco la polemica sui prezzi quando poi si è disposti a spendere un occhio per una margherita da qualche pizzaiolo star. Insomma nessuno vi trascina da Starbucks come nessuno trascina nessuno da Cracco o altrove, quindi? Milano è fottutamente e ridicolmente cara ormai, Starbucks a parte.

  4. Andrea verona ha detto:

    pensare che nel mio piccolo paese c’è gente che si sta lamentando perché il caffè è aumentato da 1 euro adesso costa 1.10… per il resto mi sembrano ambienti e prezzi da altro pianeta… mah…

  5. Orval87 ha detto:

    In un video prima ho sentito un responsabile dire che i 300 lavoratori vengono da 31 nazioni diverse…sicuramente non ci sono svizzeri, tedeschi, norvegesi o lussemburghesi….solita storia.

    1. Orval87 ha detto:

      E quindi posso immaginare paghe invitanti. Pensavo fosse chiaro a cosa alludessi. Ma non ho lo cifre, attendo di saperlo.

  6. prospettiva ha detto:

    l’unico modo per disfarsi dei cacacazzi che si lamentano dei prezzi alti sarebbe alzarli ulteriormente

    si chiama azienda che vuole fare utili. per la mensa della Caritas, a prezzi più abbordabili, non recatevi in corridoio please

    l’italiano medio purtroppo non sa cosa vuol dire lusso, esclusività, ma soprattutto non sa cosa sia una azienda

    è sempre convinto che aprire uno Starbucks in cordusio sia come andare a fare la spesa e prepararsi le cose a casa propria

    1. Paolo A. ha detto:

      Lusso ed esclusività uno però non va a cercarle in uno Starbucks…o sì?

    2. Orval87 ha detto:

      Parli di lusso e ti riferisci a Starbucks hahaha tu stai male, devi essere una di quelle che stava in coda di prima mattina, e che spendendo 5 euro per un cappuccino pensi di ricevere un cappuccino speciale…
      Poi il tuo ragionamento non sta nè in cielo nè in terra, altrimenti come ci spieghi il fatto che decine di migliaia di attività in Italia vendono caffè e cappuccino da sempre a 1-1,60 euro? hahaha
      E poi l’italiano medio è sempre qualcun altro 😀

    3. prospettiva ha detto:

      hai visto le foto del locale?

      è più figo del 99.999999% dei bar italiani

      è in una delle piazze più esclusive della città più vivace italiana

      il resto è solo invidia, ignoranza, provincialismo

    4. Orval87 ha detto:

      Prospettiva, da come scrivi penso che non appena entrerai lì dentro ti bagnerai parecchio…

    5. luca ha detto:

      Lusso ed esclusivita’, invidia .Hai ragione , e’ un po’ come quell’altro locale dove mangiano i reali .
      Burger King 😉

  7. Guido ha detto:

    Basta non andarci. Però la gente è ottusa e fa la coda per entrare.
    Non c’è bisogno di alcun commento!!!!

  8. QueenB ha detto:

    Grembiuli liuta? Dovrebbe essere “grembiuli in juta/iuta” o color iuta!

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