Starbucks rinuncia alla sua intelligenza artificiale per fare l’inventario a mano

Dopo il lancio entusiasta di 9 mesi fa, Starbucks annuncia con una mail interna che la sua AI non funziona bene e si torna al "come una volta".

Starbucks rinuncia alla sua intelligenza artificiale per fare l’inventario a mano

Reuters è uscita con un’anticipazione, dopo aver visionato una newsletter interna di Starbucks USA diretta a tutti i suoi punti vendita, in cui l’azienda comunicava di voler sospendere il programma di inventario con AI attivato circa nove mesi fa.

“A partire da oggi, Automated Counting verrà ritirato”, si legge nella newsletter interna datata lunedì 18 maggio. “I componenti delle bevande e il latte verranno ora conteggiati nello stesso modo in cui vengono contate le altre categorie di inventario nel vostro punto vendita.”

Lo strumento faceva parte degli sforzi dell’amministratore delegato Brian Niccol per risolvere le persistenti mancanze di approvvigionamento di alcuni prodotti nelle caffetterie, che secondo lui stavano penalizzando le vendite. Lo stesso Niccol aveva dichiarato a Reuters, lo scorso febbraio, che l’AI stava funzionando e che l’approvvigionamento nei negozi stava migliorando. Solo che l’AI si sbagliava spesso: confondeva i tipi di latte tra loro e non conteggiava correttamente le scorte avanzate.

La società ha inoltre condiviso screenshot che, a suo dire, mostravano dipendenti soddisfatti del cambiamento. “Grazie per aver eliminato l’Automatic Counting! L’idea era ottima, ma l’esecuzione si stava rivelando difficile”, recitava uno dei messaggi. In realtà i segnali esistevano già dall’inizio: risale a febbraio un video, postato da un dipendente, che mostra come l’AI, attraverso la fotocamera, non fosse in grado di riconoscere una bottiglia di sciroppo alla menta tra le altre bottiglie.

Il problema dei rifornimenti per Starbucks

starbucks interno

Quello dell’approvvigionamento è un tema che sta particolarmente a cuore al nuovo CEO, insediatosi nel 2024, tanto da averne fatto uno dei parametri fondamentali per il rilancio della salute economica di Starbucks. La pressione su Niccol al momento è altissima: gli investitori gli chiedono di mantenere l’aumento delle vendite registrato nell’ultimo anno, ma allo stesso tempo di migliorare i margini, diminuiti dopo l’aumento della forza lavoro.

Gli analisti di Morningstar, una delle maggiori società statunitensi di analisi finanziaria, hanno scritto il mese scorso di ritenere che i margini a livello dei punti vendita della catena miglioreranno nel lungo periodo grazie a “iniziative tecnologiche mirate a ridurre ore di lavoro e sprechi, come il monitoraggio dell’inventario tramite IA e le economie operative”.

Chi e cosa era l’AI di Starbucks?

L’intelligenza artificiale di Starbucks è stata creata dalla startup americana NomadGo, con cui Starbucks aveva stretto una partnership. A differenza dei grandi player dell’AI come OpenAI, Google o Anthropic, che puntano su modelli generativi generalisti, NomadGo si posiziona come azienda verticale specializzata nell’AI operativa per il commercio e le catene di approvvigionamento: meno focalizzata sulla conversazione uomo-macchina e più sull’automazione concreta di processi fisici nei negozi.

Il funzionamento prevedeva che i dipendenti dei punti vendita passassero un tablet davanti agli scaffali; il sistema cercava quindi di riconoscere gli oggetti, contarli, identificare i prodotti mancanti e aggiornare l’inventario. Durante il lancio l’azienda aveva garantito un’infallibilità del sistema al 99%.

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L’uso dell’intelligenza artificiale nelle grandi aziende è ancora a livello sperimentale: si tratta di uno strumento dalle potenzialità pressoché infinite e ogni azienda lo applica secondo le proprie esigenze. Quello di Starbucks è un caso relativamente modesto rispetto ad altre notizie che hanno fatto il giro del mondo, come quella di Burger King che negli Stati Uniti monitora i propri dipendenti per renderli più educati e più in sintonia con il marchio (cosa che per fortuna in Europa non si può fare).

Il leader indiscusso di queste applicazioni sembra ancora essere Amazon, che utilizza l’intelligenza artificiale lungo tutta la sua filiera logistica: prevede la domanda dei prodotti, ottimizza i percorsi di consegna e coordina robot autonomi nei magazzini. L’AI analizza in tempo reale milioni di dati su acquisti, traffico e stock per ridurre tempi, costi e sprechi. L’azienda sta inoltre integrando sistemi di computer vision e modelli generativi per automatizzare inventario, assistenza operativa e gestione della supply chain globale. Lì questi sistemi sembrano funzionare, tanto che diverse fonti collegano i tagli di personale già fatti e previsti fino al 2033 all’automazione e all’uso crescente di AI e robotica.

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Questo per dire che quella di Starbucks è solo una battaglia persa, probabilmente a breve leggeremo un nuovo comunicato in cui si dichiara l’uso di una nuova intelligenza artificiale, più performante.