di Valentina Dirindin 23 Aprile 2020

La catena di supermercati Carrefour chiede la cassa integrazione per 4.472 dipendenti concentrati nelle regioni del Nord Italia, e a noi la notizia lascia un tantino perplessi. Sì, perché i dati parlano chiaro: quasi tutta la  grande distribuzione sta incrementando i suoi volumi economici, come ha rilevato per esempio una ricerca condotta da Revolut di cui vi abbiamo parlato.

E allo stesso modo parlano abbastanza chiaro le lunghe file davanti agli ingressi degli ipermercati: una su tutte, a Torino, è proprio quella dell’ipermercato Carrefour di corso Montecucco, più volte fotografata e presa ad esempio dai giornali e dai social per testimoniare l’assalto alla spesa degli Italiani.

Dunque, ribadiamo, leggere che Carrefour abbia bisogno di chiedere la cassa in deroga prevista dal decreto Cura Italia per chi è in difficoltà ci porta a chiederci se non ci siano aziende che approfittano della situazione contingente per aumentare ulteriormente fatturati e bilanci. Perché, diciamocelo, è inutile fare campagne di solidarietà encomiabili, devolvere denaro a sostegno della causa, lanciare progetti a favore del Banco Alimentare, parlare di cassieri eroi dei nostri giorni se poi si lasciano a casa senza lavoro alla prima occasione disponibile.

Proprio in quelle regioni (1762 dipendenti in Piemonte, 14449 in Lombardia) dove il Coronavirus ha avuto le sue conseguenze più nefaste, peraltro, e dove chi in queste settimane ha lavorato lo ha fatto davvero a discapito della propria incolumità fisica, seppur messo nelle migliori condizioni operative possibili.

Eppure Carrefour nella lettera ai sindacati parla chiaramente di un calo di fatturato provocato dalla crisi Coronavirus chiedendo “una riduzione della prestazione lavorativa del personale coinvolto”, da lunedì prossimo e fino al 31 agosto. Casualmente (o forse no), la cassa parte proprio quando la situazione dovrebbe volgere verso una cauta “normalità”, con la riapertura parziale delle attività commerciali: fino a ora, con tutto chiuso e i supermercati come unica fonte di sfogo alla libertà preclusa, Carrefour si è guardata bene dal chiedere interventi di questo genere. Forse, sarebbe il caso di fare tutti la coda altrove, almeno fino ad allora.

[Fonte: La Repubblica]