di Nunzia Clemente 2 Settembre 2016

Ennesima puntata per la soap opera dal titolo “panino libero nelle scuole di Torino”, le cui riprese stanno andando avanti all’infinito.

La diatriba nasceva, lo ricordiamo, da un gruppo di mamme torinesi che, tre anni fa, avevano deciso di ricorrere al Tar del Piemonte –che aveva dato parere negativo– per ottenere il diritto di far portare ai rispettivi figli il pranzo da casa, non usufruendo della mensa scolastica, reputata troppo cara, oltre che di dubbia qualità.

La sentenza d’appello dello scorso giugno aveva però ribaltato la prima sentenza, dando ragione alle mamme e stabilendo il diritto dei bambini di usufruire della mensa pur non fruendone i pasti, ma portando il cibo da casa.

La Corte d’Appello però non aveva stabilito un diritto valido “erga omnes”, ma soltanto per le 58 famiglie ricorrenti, mentre per tutti gli altri sarebbe rimasta valida la normativa generale, incluso il divieto di portarsi il pasto da casa; motivo per cui, altre famiglie del comitato Caro Mensa hanno deciso di rivolgersi anche loro al giudice per ottenere lo stesso diritto.

Durante il mese di agosto, il Tribunale di Torino ha riconosciuto ad altre due famiglie, oltre alle 58 iniziali,  la possibilità di portarsi il panino da casa nei locali della mensa, portando gli aventi diritti a 60, mentre per tutti gli altri, come ribadito dall’Amministrazione comunale, avrebbe continuato ad operare il divieto.

Ma ora, gli aventi diritto al panino libero potrebbero arrivare fino a 100, considerati i 40 ricorsi di altrettante famiglie, che verrano discussi il 5 di settembre e che, prevedibilmente, avranno lo stesso esito posivito dei precedenti, facendo lievitare ulteriormente il numero degli alunni con “libertà di panino”.

Ma anche le famiglie che per qualsiasi motivo, non ultimo quello economico, non avevano fatto ricorso alle vie legali hanno già annunciato battaglia, cercando di far valere il diritto sancito per coloro che si sono rivolti al giudice.

Non è escluso che in caso di rifiuto non depositeremo anche denunce penali – spiega l’avvocato Giorgio Vecchione che da anni segue la battaglia dei genitori contro la mensa -. Un diritto è un diritto, e non è necessario fare una causa per poterlo rivendicare“.

Un clima rovente, quindi, proprio a pochi giorni dall’inizio delle scuole, con situazioni che porterebbero a sgradevoli disparità di trattamento tra alunni a cui il diritto è stato accordato legalmente e alunni che invece non lo hanno ottenuto, in quanto non richiesto.

Proprio per questo motivo il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, Fabrizio Manca, ha deciso di intavolare delle trattative per poter consentire a tutti gli alunni di portarsi il pasto da casa, indipendentemente da cause o ricorsi.

Ma il vero problema pare essere un altro, vale a dire il caro mensa. Tutto è nato infatti dal costo dei pasti, di circa 7 euro, considerato troppo caro per un pasto scadente.

Con la pioggia di cause e ricorsi si tenderebbe, in realtà, a far rinegoziare al Comune il costo della mensa e ottenere, per i propri figli, pasti migliori a un costo inferiore, rinunciando così a ogni azione legale o giudiziaria.

Senza contare, inoltre, le ricadute economiche sui servizi di ristorazione comunali che, se il “panino libero” fosse accordato a tutti, vedrebbero precipitare il numero degli utenti nonché delle loro entrate.

Un accordo basato su un costo inferiore per i pasti dei piccoli alunni, che ricordiamo, in altre parti d’Italia si attesta sui 5 euro, potrebbe mettere d’accordo tutti, evitando cause e ricorsi.

E anche l’ulteriore onere, per genitori assonnati, di mettersi a spignattare la mattina presto, preparando frittate e spaghetti per il “baracchino” dei proprio figli, facendoli di nuovo usufruire della cara e vecchia mensa. A un costo inferiore.

[Crediti | Link: Dissapore, La Stampa, La Repubblica]